L’intervista sullo sharenting su Nostrofiglio.it

Nel luglio 2020 il portale Nostrofiglio.it ha dedicato un articolo al libro Sharenting e un’intervista a Gianluigi Bonanomi.

Sharenting, cos’è, i rischi connessi e gli accorgimenti da prendere

Lo sharenting è l’uso eccessivo dei social da parte dei genitori, che pubblicano continuamente le foto dei figli. Abbiamo chiesto informazioni a Gianluigi Bonanomi, giornalista informatico e autore del libro Sharenting. Genitori e rischi della sovraesposizione on line (Mondadori Education), che ha spiegato quali sono i rischi legati ad esso, offrendo alcuni suggerimenti importanti.

Pubblicare le foto dei figli sui social è un’abitudine di molti genitori, e non solo vip. Ma è giusto farlo? Occorre fare molta attenzione.

Ci sono alcuni accorgimenti da seguire e molte cose importanti da sapere quando si condividono le foto dei figli minorenni su Facebook o Instagram. Abbiamo chiesto informazioni a Gianluigi Bonanomi, giornalista informatico e formatore sui temi della comunicazione digitale, nonché autore del libro Sharenting. Genitori e rischi della sovraesposizione on line (Mondadori Education).

Lo scrittore ci ha spiegato in cosa consiste lo sharenting e quali sono i rischi legati ad esso, offrendo alcuni accorgimenti importanti se si sceglie di pubblicare foto dei propri figli sui social.

Gianluigi Bonanomi è autore anche del sito www.sharenting.it, nel quale è possibile trovare un test da fare per capire se si ha un problema di sharenting oppure no.

Cos’è lo sharenting?

«Da qualche anno vado in giro per la scuole, per le aziende, per gli enti e le associazioni a raccontare l’suo consapevole della tecnologia, mia grande passione rispetto alla professione principale, che è quella di comunicatore digitale. Otto anni fa sono diventato genitore e ho pensato di voler dare un contributo sull’uso consapevole della tecnologia alle famiglie.

Mi sono accorto che spesso ci si concentra quasi sempre sul minore e poco invece sui genitori. Invece il problema per i genitori sta crescendo: spesso sono loro a mettere, a volte anche inconsapevolmente, a repentaglio i ragazzi.

Ho fatto dunque una ricerca e mi sono imbattuto in vari studi, negli Stati Uniti, che trattavano il tema dello Sharenting. Quest’ultimo è la crasi tra due termini, uno che significa “condivisione” (share) e l’altro “genitorialità” (parenting). Ho notato che in Italia non c’era un lavoro strutturato su questo tema, perciò ho raccolto del materiale, ho fatto varie interviste e ho pubblicato un libro.

Lo sharenting non avviene perché i figli si mettono on line, ma perché i genitori mettono on line i propri figli per diversi motivi. Lo sharenting è l’uso eccessivo dei social da parte dei genitori, i quali condividono continuamente foto e video dei figli o eventi loro accaduti».

Nel nostro Paese sono molti i genitori che condividono le foto dei figli minorenni sui social?

Sharenting: i dati

«I genitori che postano le foto dei figli in Italia sono tanti. I dati al riguardo, in particolare, sono diversi: ci sono differenze tra mamme e papà, primipare e no, tra chi ha già una forte partecipazione sui social e chi no. In linea di massima, il fenomeno è crescente.

Vi sono addirittura mamme che pubblicano immagini di bambini che ancora non esistono e che sono ancora nella pancia. In questo caso alcuni dei fenomeni più frequenti sono la pubblicazione delle ecografie del bimbo e addirittura la creazione del profilo del bambino che verrà.

C’è poi anche un fenomeno emulativo degli influencer, che usano i propri figli per avere attenzione».

Perché si pubblicano le foto dei figli sui social network

Perché ciò avviene? Le motivazioni sono tre.

  1. La prima è la “vetrinizzazione sociale” dell’epoca attuale, ossia noi stiamo vivendo a causa dei social una realtà che viene condivisa continuamente sulle pagine social e che è visibile agli altri.
  2. La seconda motivazione è l’insicurezza: i genitori usano i figli per avere feedback positivi, soprattutto se ritengono la propria vita poco interessante.
  3. La terza è la condivisione vera e propria, cioè il voler far vedere i figli a persone lontane (parenti, amici, ecc.): sarebbe meglio non farlo su Instagram o Facebook, al massimo lo si può fare su Whatsapp. Se proprio si desidera condividere contenuti legati ai figli, è possibile usare delle piattaforme realizzate appositamente per lo sharenting.

«Quali sono le conseguenze dello sharenting? Molti genitori le sottovalutano, pensando di non fare nulla di male. Invece dei rischi ci sono».

Quali sono i rischi più gravi che si corrono?

  1. «Anzitutto, quello della privacy è il problema principale.
  2. Poi c’è il problema della sicurezza. Si sovraespongno i figli mediante i social, raccontando tutto ciò che fanno (dove giocano a pallavolo, dove vanno al parco, ecc.) e ciò che piace loro: un malintenzionato, nel caso di grooming (adescamento in rete), ha così tutti gli elementi per poter intervenire e rendersi simpatico e vicino agli occhi del figlio.
  3. C’è poi la pedopornografia: la metà delle foto trovate nei database dei pedofili gliele forniamo noi praticamente su chat, social, forum: questa affermazione, frutto di uno studio australiano, che ho riportato nel libro, è purtroppo molto inquietante.
  4. Il cyberbullismo è un altro rischio: il genitore, pubblicando inconsapevolmente foto del bambino magari dopo che è caduto o dopo si è sporcato, mette in ridicolo il figlio. I cyberbulli possono utilizzare il materiale postato per bullizzare il bambino.
  5. Altra conseguenza da non trascurare è l’imbarazzo procurato nei bambini: alcuni genitori non chiedono il permesso di pubblicare ai figli. Alcuni si ribellano: Apple, figlia di Gwyneth Paltrow, sotto una foto Instagram dell’attrice hollywoodiana che ritraeva la figlia con il casco durante una vacanza, ha scritto come commento al post della madre: “Smettila di pubblicare le mie foto”. La madre ha risposto: “Ma non si capisce neanche che sei tu, hai pure gli occhiali da sole”, senza rendersi conto del diritto della ragazza, mostrando un’insensibilità davanti alle rimostranze della figlia. All’estero ci sono state anche delle cause legali per sharing portate avanti da figli nei confronti dei genitori e in Italia si iniziano ad avere sentenze legate a genitori che pubblicano eccessive foto dei figli».

Accortezze da adottare per evitare di esporre i propri figli ai rischi del web

  1. «La cosa più importante è avere buon senso: ciò non significa che non bisogna pubblicare foto sui social, ma che occorre rispettare la privacy, facendo magari un’inquadratura diversa, non riprendendo ad esempio il volto, facendo scatti da dietro, facendo coprire parti che non devono essere viste. Alcune persone pubblicano le foto del bagnetto dei figli piccoli senza coprire le nudità, alcuni invece mettono uno sticker o un adesivo, ma anche questo dovrebbe essere evitato. Ci sono momenti che non devono assolutamente condivisi e che devono restare nella famiglia.
  2. Scelta dei canali tecnologici giusti (piattaforme online, social network). Non tutti i canali sono buoni, poiché non si sa esattamente chi c’è dall’altra parte. Pubblicare foto su Facebook o Instagram non è sicuro. Se si vuole essere certi, occorre scegliere canali che diano la possibilità di mostrare senza dare agli altri la possibilità di condividere, stampare, salvare o altro. Ci sono strumenti on line anche negli smartphone che consentono di pixelare, di oscurare, ecc., ma in linea di massima è opportuno ricordare che tutti gli strumenti di questo tipo purtroppo possono essere bypassati.
  3. Occorre fare attenzione anche alle foto che si scambiano gli adolescenti, che spesso mandano foto intime. Quando finisce la relazione, il fidanzatino, per esempio, potrebbe usare le foto come trofeo da far vedere agli amici o come “vendetta” se non sono più insieme (cosiddetto revenge porn).
  4. Fondamentale è dare delle regole ai parenti o agli amici: chiarire che se si mandano delle foto dei bambini, queste non devono essere pubblicate. O, per esempio, se si è a una festa, è importante che loro chiedano prima di pubblicare foto dei figli.

L’idea del libro “Sharenting”

«L’idea del libro è venuta circa due anni fa. Lavoro con la Bicocca di Milano per un progetto che si chiama “Benessere Digitale” e collaboro con docenti che si occupano di questi temi. Ad un certo punto ho proposto a Mondadori il mio libro innovativo e ho iniziato a lavorarci nel 2019. Il libro è uscito casualmente in piena pandemia: il tema, da “caldo”, è divenuto “caldissimo”. Le famiglie, durante il lockdown, hanno usato ancora di più i social e si è arrivati a una ulteriore recrudescenza del problema», ha spiegato Bonanomi.

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