“Attenti allo sharenting”: l’intervista per La Repubblica del 7 luglio 2024

Attenti allo sharenting: mettere i figli sui social non è sempre una buona idea

Questa intervista è stata pubblicata il 7 luglio 2024 su La Repubblica.

Leone, il figlio di Fedez e Chiara Ferragni, aveva più di cinquanta profili falsi su Instagram, fatti da persone che usavano illegalmente le sue fotografie per cercare di monetizzare con la sua immagine.

Dall’ecografia 3D al primo bagnetto, dalla prima volta sul vasino alla prima caduta in bicicletta i bambini sono esposti nel mondo digitale spesso ancora prima di nascere. Una pratica che, sebbene appaia innocua, può creare non pochi problemi e rischi.

“Lo sharenting, che oggi scaturisce anche nel gransharenting (a pubblicare foto dei minori non sono soltanto i ngenitori ma anche i nonnindr) è nato sì con i social e gli influencer, ma è esploso durante la pandemia. Eravamo chiusi in casa, quale soggetto migliore dei nostri figli da postare sui social network? – commenta Gianluigi Bonanomi, formatore sulla comunicazione digitale e autore del libro Sharenting, edito da Mondadori università – inoltre, è dimostrabile che con i bambini triplica il numero dei like, quindi questi post aumentano la soddisfazione e, per gli influencer, persino popolarità e introiti. Il 15% dei genitori iscritti ai social, inizia quando il bambino non è ancora nato”.

 

Il fenomeno è molto diffuso anche se è difficile inquadrarlo in termini numerici. Lo studio Figli “in vetrina”. Il fenomeno dello sharenting in un’indagine esplorativa, realizzato da Davide Cino e Silvia Demozzi, evidenzia come il 68% del campione intervistato pubblichi con una certa frequenza foto dei figli sui propri profili social, mentre il 30% tende a pubblicarle non solo sulle proprie bacheche, ma anche su gruppi Facebook o altri spazi virtuali meno “controllati” e filtrati rispetto al profilo personale. A giudicare dallo studio, in Italia il fenomeno sembra più diffuso per i bimbi piccoli (da 0 a 3 anni), le cui immagini sono condivise dall’86% dei genitori, e tende a calare con l’età, con il 68% dei genitori che ammette di condividere immagini dei loro bimbi dopo il quarto anno di età. In media, secondo questo studio un bambino di 5 anni sarà apparso in un migliaio di scatti postati pubblicamente dai propri genitori, quasi 20 all’anno.

Nonostante possa sembrare innocuo, lo sharenting presenta diversi rischi significativi:

  1. Identità digitale condizionata. “I bambini, oggi, hanno accesso a dispositivi elettronici già dalle scuole elementari, e comunque sicuramente alle medie – racconta l’esperto-. Questo significa che iniziano a costruire la propria identità digitale molto presto. Tuttavia, questa identità è spesso già condizionata da ciò che i genitori hanno pubblicato in passato”. Per questo molti bambini e adolescenti, sentendosi imbarazzati dalle immagini pubblicate dai genitori, ne chiedono la rimozione.
  2. Privacy violata. La condivisione di informazioni delicate è un problema critico. Alcuni vip della Silicon Valley, ad esempio, diffondono informazioni false sui propri figli per proteggerne l’identità. Al contrario, molti genitori comuni condividono dettagli precisi su scuole e attività, esponendo i figli a potenziali pericoli. “Non è un caso che un trend diffuso tra gli imprenditori della Silicon Valley è non rivelare nemmeno i nomi dei figli online. Credevate davvero che il figlio di Elon Musk si chiamasse come un’equazione matematica? Sarebbe ridicolo. Loro celano persino il nome di batttesimo e molte persone invece, oltre a quello, dicono tutto: in che scuola vanno, che parco frequentano, che sport praticano. Informazioni molto utili sia ad adescatori che a ladri di identità digitale”.
  3. Furto d’identità. La condivisione eccessiva espone i bambini al rischio di furto d’identità. Con l’avanzare dell’intelligenza artificiale, è possibile clonare il volto di un bambino e usarlo in modo inappropriato, ma anche clonare la sua voce e fargli/le dire ciò che si desidera.
  4. Cyberbullismo: I genitori, inconsapevolmente, forniscono materiale ai bulli, che possono utilizzare le immagini e le informazioni per attaccare i bambini. “Un altro rischio- aggiunge Bonanomi – è rappresentato da applicazioni come Bikini Off (e molte altre simili, ndr), che possono rimuovere virtualmente i vestiti  dalle immagini, creando contenuti inappropriati”.

 

“Insomma, per quanto si possa essere fieri dei propri figli è sempre meglio essere molto cauti nel condividere le loro immagini. Questo non significa sigillare i profili social e non postare alcuna immagine ma, come in tutte le cose, di trovare un ragionevole equilibrio- conclude l’esperto -. Io sposo la campagna Share with care“.

Spesso non basta mettere una classica pecetta o una emoji sulla faccia del bimbo. Bisogna fare attenzione anche a quei tanti dettagli che possono essere rilevanti. Una foto di compleanno, anche col volto oscurato, può contenere tante informazioni, a partire dalla data di nascita del piccolo per arrivare alla sua abitazione, se non si fa attenzione a eliminare i dati Exif dall’immagine, che includono anche le coordinate di dove è stato effettuato lo scatto. Lo stesso dicasi dell’immagine del primo giorno di scuola.

Se l’obiettivo è quello di condividere questa immagini con nonni e altri parenti, che magari abitano lontano, non c’è bisogno di usare i social network: possono tranquillamente essere inviate in privato, via WhatsApp, Telegram o altre app di messaggistica. Se poi non ci si può trattenere dal postare qualche immagine dei pargoli sul profilo Facebook o Instagram, è doveroso fare attenzione alle impostazioni della privacy, così da restringere il pubblico a una ristretta cerchia di amici e parenti.

Sharenting a Pordenonelegge 2023: l’intervista del TG3Friuli

Nell’edizione delle 19:30 del TG3 Regionale del Friuli Venezia Giulia del 13 settembre 2023 è andato in onda questo servizio dal titolo: “A Pordenonelegge Bonanomi sul fenomeno sharenting. Il giornalista e formatore presenta il suo nuovo libro sui rischi della sovraesposizione dei figli on line”.

I rischi dello sharenting: la mia intervista per il podcast 1234 di SkyTG24

Nel settembre 2022, il giornalista di SkyTG24 Alberto Giuffrè mi ha intervistato per il suo podcast “1234“. Qui la registrazione dell’intervista:

Si può riascoltare la puntata anche su tutte le maggiori piattaforme di podcasting.

Qui su Spotify:

Qui su Spreaker:

Ascolta “Genitori che condividono le foto dei figli sui social: i rischi dello sharenting” su Spreaker.

Qui sul sito della trasmissione:

 

“Sharenting: genitori e rischi della sovraesposizione dei figli online”: la mia intervista per la radio australiana SBS

Nel luglio del 2022 sono stato intervistato dalla radio australiana (di lingua Italiana) SBS sul tema dello sharenting. Questa la registrazione dell’intervista:

 

Women for Security: video-intervista sullo sharenting

Il 21 marzo 2022 l’associazione Women for Security ha pubblicato sul proprio canale YouTube l’intervista a Gianluigi Bonanomi:

Sharenting deriva dalla fusione dei termini inglesi “share” (condivisione) e “parenting” (genitorialità) e indica un fenomeno tipico dell’era digitale, l’abitudine di condividere online informazioni, immagini e video dei bambini da parte proprio dei loro genitori. Si tratta di un comportamento che parte da motivazioni innocue ma che può comportare rischi in ottica di privacy, cyberbullismo, furto di identità e altro. Ne ha parlato in questo video @Cinzia Ercolano, fondatrice della community Women For Security, con @Gianluigi Bonanomi, formatore sulla comunicazione digitale e autore del libro “Sharenting”. Gianluigi spiega quali sono le motivazioni alla base di questo fenomeno e offre suggerimenti sui comportamenti da evitare, mettendo al primo posto la “regola del buonsenso”. Per saperne di più sullo Sharenting, Gianluigi ha anche dedicato un sito al tema, https://sharenting.it: qui potrai anche fare un test per scoprire se i i tuoi comportamenti sono a rischio!

Bacheche social invase da foto di bambini – L’intervista per “DIRE.it”

Questo articolo e l’intervista video sono stati pubblicati su Dire.it

Bacheche social invase da foto di bambini: cos’è lo sharenting e i rischi – DIRE.it

ROMA – Se vi è mai capitato di avere le bacheche social intasate di foto di neonati ritratti in tutte le salse e senza alcuna cautela nei confronti dell’erede immortalato vuol dire che anche voi avete avuto a che fare con un fenomeno dilagante di cui ancora si parla poco. Si chiama sharenting, il termine è un neologismo inglese che mette insieme due parole ‘share’ e ‘parenting’, e descrive quella tendenza che hanno molti genitori nel sovraesporre i propri figli, minorenni, senza il loro consenso sui social con foto, video e informazioni. Un fenomeno che con la pandemia ha subito una forte accelerazione.

“Nell’era dei social- ha spiegato Gianluigi Bonanomi, autore del libro ‘Sharenting’ edito da Mondadori- siamo tutti vittime della ‘vetrinizzazione sociale’ e quando ti trovi in vetrina metti in condivisione tutto quello che ti succede”, ma durante il lockdown “non avevamo nessun tramonto o piatto gourmet da immortalare e sempre più spesso i figli sono diventati i soggetti delle nostre foto”.

C’è anche un’altra spiegazione di carattere più sociologico “nella società liquida in cui viviamo – ha sottolineato l’autore- è più difficile definire la nostra identità e spesso ci riduciamo ad avere come unico riferimento noi stessi e il feedback diretto degli altri”. In quest’ottica capita di assistere “all’utilizzo delle foto dei figli come leva per ottenere quattro like in più”.

Ci sono ovviamente anche i casi di coloro che vogliono, per circostanze particolari, “convidivere la straordinaria esperienza della genitorialità– ha continuato Bonanomi- anche con amici e parenti lontani”, l’importante è avere coscienza dello strumento che utilizziamo perché altrimenti si rischiano spiacevoli conseguenze.

CONDIVIDERE LE FOTO DEI MINORI: I RISCHI DELLO SHARENTING

“Solo per fare alcuni esempi ricordo la foto di un bambino nudo con il sedere scoperto e l’hashtag #chapet, il problema è che se si andava a vedere quali altri foto erano raggruppate sotto quell’hashtag “si finiva in un flusso di immagini di natiche molto più erotiche e sessualizzate”. Oppure “la foto di un bambino tutto sporco delle sue stesse feci fuoriuscite da un pannolino immortalato come un momento simpatico da parte del genitore senza pensare che, quando quel bambino crescerà, quella stessa foto potrebbe essere usata da un cyberbullo contro di lui“. Perché ciò che mettiamo in rete “è perso per sempre”.

Ciò che per noi è un’immagine innocua per altri può diventare oggetto di speculazione e di scambio, “mi è capitato di vedere del materiale sequestrato dalla Guardia di Finanza- ha ricordato- i pedofili si scambiano foto e filmati come fossero figurine. A me manca quella del bagnetto a te quella della spiaggia col costumino e ce le scambiamo. La cosa peggiore che ho visto sono i fotomontaggi, in cui prendono la faccia di tuo figlio e la mettono su un’immagine pornografica“. La soluzione non è astenersi dal condividere sui social qualunque immagine che abbia come soggetto un minore, condividere si può, ma con qualche accorgimento.

CONDIVIDERE LE FOTO DEI PROPRI FIGLI IN SICUREZZA: ECCO COME

Se ci rendiamo conto di “aver scattato una foto- precisa Bonanomi- in cui il volto del bambino è perfettamente riconoscibile, mettiamo uno sticker, una pecetta“. Ci sono anche degli strumenti che permettono di “controllare veramente- ha concluso- la condivisione come il Family Album che consente di decidere chi vedrà quelle foto e cosa ne potrà fare se potrà scaricarle, se le potrà solo visualizzare o magari le foto saranno caricate solo per un determinato lasso di tempo” per poi scomparire. “Insomma ci vuole tanto buon senso, bisogna essere genitori fino in fondo, sono quelli che devono essere degli angeli custodi e proteggerli e possibilmente non essere la fonte del problema”.

Intervista sullo sharenting del Centro di Documentazione Giornalistica

AGD Informa, testata edita dal Centro di Documentazione Giornalistica, ha intervistato Gianluigi Bonanomi, in occasione del TedX sullo sharenting. Ecco l’intervista.

Sharenting: quando i genitori ledono la privacy dei figli. Ne parliamo con Gianluigi Bonanomi

Foto di Tatiana Syrikova da Pexels

È un neologismo che nasce dall’unione di due parole sharing, condividere, e parenting, genitorialità. Lo sharenting è un ulteriore fenomeno che sta venendo alla luce come aggregato alla pervasiva presenza dei social network all’interno della vita di quasi ognuno di noi. Ma cos’è di preciso? Asetticamente è: la condivisione sui social media di foto e video dei propri figli. Una pratica che, come molte altre riguardano il combinato, privacy, social e immagini porta con sé numerose insidie.

Ne abbiamo parlato con Gianluigi Bonanomi, caro amico ma soprattutto autore del primo libro italiano sullo sharenting.

Gianluigi ci delinei meglio i contorni di questo fenomeno e quali sono i pericoli che si porta dietro?

“Cosa vorrai che sia? È solo qualche foto innocente”. Più o meno è questo quello che sostengono i tanti genitori che non si fanno troppi problemi nel condividere immagini, video e informazioni dei loro figli sui social network e online. Ma è davvero così? Certo, sono solamente delle immagini, nella maggior parte dei casi effettivamente innocenti, non “sessualizzate” diciamo. Ma non dobbiamo dimenticare che viviamo in una società dove l’immagine è tutto e i rapporti sociali non sono più filtrati dall’incontro a quattrocchi. Tutto corre in Rete, è la percezione è ben diversa, soprattutto fra i più giovani.
Quali pericoli si porta dietro lo sharenting? A parte l’imbarazzo dei ragazzi ed eventualmente il furto delle foto, si parla anche di cyberbullismo: quando le foto imbarazzanti condivise dai genitori sono usate per attaccare i figli. Ma non è l’unico rischio che si corre quando ci si lascia trasportare dallo sharenting. Come reagireste sapendo che le foto dei vostri figli sono in mano a qualche pedofilo? Sembra impossibile? Mica tanto. Secondo uno studio della Children’s eSafety Commissioner australiana, la metà delle foto scambiate dai pedofili proveniva dalle bacheche di Facebook. Non parliamo necessariamente di bambini nudi mentre fanno il bagno, ma di immagini estremamente innocenti di infanti che nuotano, che giocano o che fanno sport, che vengono condivise fra gruppi di pedofili
C’è anche di peggio, purtroppo. Talvolta i pervertiti non si limitano a condividere queste immagini accompagnandole da commenti volgari, ma le modificano con Photoshop, applicando per esempio le foto del volto di un bimbo sul corpo di un altro, nudo.

Nel tuo libro spieghi come il fenomeno della “vetrinizzazione sociale” porti i genitori a sovraesporre i propri figli online: foto, video e informazioni finiscono sui social prima ancora che i bambini siano al mondo e, dopo, senza il loro consenso. Sembra assurdo doverlo sottolineare ma questo fenomeno ha reso ancor più evidente che anche i minori hanno diritto alla loro privacy anche e soprattutto relativamente alle azioni dei loro genitori…

È fondamentale sensibilizzare ed educare i genitori sui pericoli che si corrono con lo sharenting: le mamme e i papà 2.0 devono essere adeguatamente informati sui rischi connessi e consapevoli delle politiche adottate dai social media utilizzati in tema di privacy. Inoltre, è importante instaurare un dialogo costruttivo con i propri figli adolescenti, rispettando le loro opinioni sui contenuti e su come condividerli.

Nel frattempo, è cresciuto il numero dei bambini e degli adolescenti che hanno deciso di ribellarsi ai genitori. Alla fine, è solo una questione di buon senso. Dobbiamo sempre ricordare che i nostri figli non possono dire di no a un post, un video o un tag che facciamo: quindi, prima di farci risucchiare nel vortice dello sharenting, pensiamoci due volte quando pubblichiamo qualcosa. Nel frattempo, cresce il numero dei bambini e degli adolescenti che hanno deciso di affrontare i genitori.

Hai di recente registrato un Ted che riportiamo integralmente qui sotto e che consigliamo a tutti di vedere con attenzione, vuoi però anticiparci qualche consiglio su come condividere foto e video in tutta sicurezza e nel pieno rispetto dell’identità digitale dei figli?

Certo, ecco cinque regole molto semplici.

  1. Definire una policy condivisa da tutta la famiglia su cosa si può fotografare e cosa no
    2. Stabilire cosa si può condividere e su quali canali
    3. Controllare costantemente le opzioni relative alla privacy
    4. Fare molta attenzione ai dettagli, scegliendo inquadrature sicure
    5. Prima di fare sharenting, pensaci due volte.

Il Maestro Roberto e il video del TedX sullo sharenting

Il 2 giugno 2021 il Maestro Roberto, al secolo Roberto Sconocchini, ha pubblicato sul suo blog un post dedicato al ted talk sullo sharenting di Gianluigi Bonanomi:

Quali sono i rischi che corriamo nel condividere le foto dei nostri figli attraverso i social?

Quello che viene definito “sharenting” è un fenomeno sempre più dilagante che, muovendo da motivazioni assolutamente innocenti, rischiano di innescare conseguenze assai pesanti, nel breve e nel lungo termine.

Gianluigi Bonanomi è stato il primo a scrivere un libro sullo sharenting ed ha realizzato questo video per il TedX, svoltosi a Legnano il 15 maggio 2021, in cui illustracome “il fenomeno della “vetrinizzazione sociale” porti i genitori a sovraesporre i propri figli online: foto, video e informazioni finiscono sui social prima ancora che i bambini siano al mondo e, dopo, senza il loro consenso. Anche grazie a moltissimi esempi, spiega quali sono le conseguenze (anche gravi) di questi comportamenti e, infine, dà qualche possibile dritta per condividere in tutta sicurezza e nel pieno rispetto dell’identità digitale dei figli. In un’altra vita faceva il giornalista informatico, finché non si è accorto che scrivere di tecnologia sulla carta non aveva più senso.

Dal 2012, con la prima paternità, la sua attività di divulgazione si è arricchita di un nuovo tema: genitorialità e tecnologia. Da allora, aiuta famiglie, scuole e istituzioni a capire rischi e opportunità della Rete. Unico scrittore sul tema “sharenting” spiegherà nel suo intervento come la sovraesposizione dei figli debba essere affrontata con consapevolezza”.

Ecco il link diretto al video: https://youtu.be/LxwEkw6GT_c

Intervista su genitorialità e tecnologia per il podcast That’s Y

L’8 aprile 2021 sono stato intervistato da Giulio Beronia, per il podcast Thats’s Y, sul tema “genitorialià e tecnologia”, con focus anche sullo sharenting. Questa la presentazione della puntata:

Perché il digitale ostacola il dialogo in famiglia? Cosa differenzia veramente le generazioni: la tecnologia o la comunicazione?

Con Gianluigi Bonanomi, esperto di comunicazione digitale, formatore/autore/giornalista e CEO di Link&Lead, in una ritmatissima chiacchierata affrontiamo i temi cruciali delle competenze digitali e della consapevolezza tecnologica per adulti, giovani e bambini. Sfiorando gli aspetti di cybersecurity con qualche tip saliente ci soffermiamo sui Millennials “neo-genitori” e le pratiche (buone e cattive) tra sharenting, benessere digitale e regole necessarie.
Scopriamo anche quanto questo momento storico possa permettere, nello scambio tra generazioni rispetto alla tecnologia, un potenziamento della padronanza tecnologica degli adulti anche a livello professionale e nell’uso di Linkedin.

Approfondimenti: https://www.gianluigibonanomi.com e il centinaio di episodi del suo podcast “Genitorialità e Tecnologia”: www.spreaker.com/show/genitorialita-e-tecnologia

SPECIAL GUEST PLAYLIST (https://spoti.fi/2Mr6bfk )
La canzone suggerita da Gianluigi: “Non è per sempre” degli Afterhours (www.youtube.com/watch?v=qQK5aYNfd_M)

Ascolta “”Genitorialità e Tecnologia” con Gianluigi Bonanomi [Generations Defiance]” su Spreaker.

Social e ragazzi: la mia intervista per il Corriere Economia

Il 22 febbraio 2021 Umberto Torelli de Il Corriere della Sera Economia mi ha intervistato sul tema dell’uso dei social da parte dei ragazzi. Ecco l’articolo intero:

L’età in cui gli adolescenti hanno tra le mani un telefonino si abbassa sempre più. L’Osservatorio nazionale adolescenza, dopo un esame degli scorsi mesi sui bambini delle scuole elementari, stima che oltre l’80% dei minori monitorati ha ricevuto il primo smartphone entro i dieci anni d’età. In genere il regalo per la prima comunione. Spiega la presidente Maura Manca, psicoterapeuta dell’età evolutiva: «una valutazione al ribasso perché negli ultimi cinque anni il dato è cresciuto in modo costante, ormai pochi ragazzi ne arrivano sprovvisti in prima media».
E sui Social lanciano sfide. Le challenge. Primo tra tutti
TikTok. Nel mondo secondo i dati ComScore ha superato 800 milioni di utenti, mentre nel nostro Paese siamo sopra 8 milioni, in crescita del 377% nell’ultimo anno. In maggioranza parliamo di adolescenti. I tragici fatti di cronaca di questi giorni parlano dei decessi di minori dovute a sfide. Prima la bambina di dieci anni di Palermo, poi quella del bimbo di soli nove di Bari. Quest’ultimo per un triste gioco di emulazione.
Secondo Gianluigi Bonanomi, formatore di comunicazione digitale, uno dei maggiori pericoli riguarda la creazioni di account multipli. Diversi ragazzi usano le stesse credenziali per governare un unico profilo, o peggio si scambiano password per accedere ai social con identità altrui. «Usando piattaforme come ThisCrush e Omegle che consentono di chattare e scambiarsi info in completo anonimato». Scovarli molto difficile. Se non impossibile.

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