Il test sullo sharenting su Corriere.it

Il Corriere della Sera, sul sito corriere.it, ha pubblicato un articolo sul libro Sharenting e riportato il test pubblicato sul libro.

Sharenting, sette genitori su 10 pubblicano la foto dei figli sui social. E tu? Esponi troppo i tuoi figli on line? Fai il test

Da Leone, il figlio di Chiara Ferragni e Fedez, esposto sui social dal primo giorno, a Apple, la figlia di Gwyneth Paltrow irritata per la foto pubblicata dalla madre sulle piste da sci: lo sharenting è frequente tra i vip, ma sta diventando una moda anche per mamme e papà comuni. E le conseguenze possono essere pericolose. Il test di Gianluigi Bonanomi, autore di «Sharenting», ci aiuta a capire se abbiamo la situazione sotto controllo o dobbiamo intervenire

Non ci sono solo Chiara Ferragni e Fedez, che del piccolo Leone hanno postato ogni singolo istante di vita, dal primo battito in grembo ai primi passi. Il fenomeno dello sharenting (un neologismo che deriva dall’unione tra sharing e e parenting), la

 Sharenting, sette genitori su 10 pubblicano la foto dei figli sui social. E tu? Esponi troppo i tuoi figli on line? Fai il test

condivisione di foto di figli minorenni sui social network, sta diventando una prassi abituale- e potenzialmente pericolosa- per i genitori di tutto il mondo. È quanto rivela l’ultimo saggio di Gianluigi Bonanomi, «Sharenting» (Mondadori università, in libreria dal 4 giugno, prezzo 11 euro), appunto, dedicato a «Genitori e rischi della sovraesposizione online».

Il 20% dei genitori pubblica foto imbarazzanti

Gli studi sull’argomento non riguardano ancora campioni consistenti di popolazione, ma iniziano ad essere significativi e a dare l’dea di un fenomeno che sta prendendo piede in maniera sotterranea ma sempre più evidente. Su Facebook vengono postati 300 milioni di foto al giorno, ovvero circa 136.000 foto al minuto. Sempre ogni minuto, vengono postati 510.000 commenti e aggiornati 293.000 status. Secondo una ricerca del 2012 (Bartholomew et al. 2012) il 98% dei genitori attivi su Facebook posta foto dei loro figli. Un’altra ricerca citata da Bonomi, condotta nel 2014, presso l’Università del Michigan, intervistando 569 genitori di bimbi fra 0 e 4 anni di età, rivela che il 56% delle madri e il 34% dei padri avevano postato sui social informazioni riguardanti i figli. Ancora più interessante un secondo dato: il 70% degli intervistati conosceva un genitore che aveva postato informazioni che potevano risultare imbarazzanti per un bambino (56%), che aveva condiviso affermazioni che permettevano di localizzare un bambino (51%), o che aveva pubblicato foto che potevano risultare inappropriate di un bambino (27%). Un’altra ricerca, condotta nel 2015 per conto del Family Online Safety Institute (FOSI) intervistando 589 genitori di bambini fra i 6 e i 17 anni da tutti gli USA, ha rilevato che circa il 20% dei genitori che hanno un account su social network hanno condiviso informazioni sul figlio che egli potrebbe trovare imbarazzanti in futuro. Inoltre, un genitore su 10 aveva ricevuto dal figlio la richiesta di rimuovere un post che lo riguardava.

L’87% ritiene che sia un proprio diritto

Uno studio sullo sharenting è stato condotto anche in Italia nel 2016, e pubblicato sulla «Rivista Italiana di Educazione Familiare » nel 20173. Lo studio, condotto da Davide Cino e Silvia Demozzi, collocava il fenomeno dello sharenting all’interno di un quadro teoretico- concettuale relativo al desiderio di visibilità nella società occidentale contemporanea, e illustrava i risultati di

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una ricerca su un campione di 216 madri italiane attive su Facebook sia con pagine personali che su gruppi per genitori. Ebbene, il 68% delle intervistate pubblica tali foto sulla propria pagina personale l’88% delle mamme che posta foto dei figli non li ha mai consultati prima di farlo, e l’87% di loro ritiene che quello di pubblicare le foto sia un diritto. Curiosamente, anche la metà delle madri che non pubblica foto dei figli concorda sul fatto che quello sia comunque un diritto dei genitori.

Apple Martin: «Mamma, non puoi postare senza il mio permesso»

Eppure anche la cronaca mondana rivela che non è detto che i figli siano felici delle scelte dei propri genitori, tut’altro. La figlia di Gwyneth Paltrow e del cantante dei Coldplay, Chris Martin, Apple, ha criticato pubblicamente la madre per aver postato su Instagram un’immagine che le ritraeva insieme. Una foto, quella pubblicata sull’account Instagram della Paltrow, tutto sommato innocua: le due sono in seggiovia, si stanno godendo una vacanza in montagna. Ma lei non ha gradito: «Mamma, ne abbiamo già parlato. Non puoi postare niente senza il mio permesso ». La risposta della madre pare non aver accontentato la ragazza: «Ma se non si vede nemmeno la tua faccia!». Uno scambio che ha fatto notizia e che ha portato alla ribalta il tema della privacy dei figli. Anche Isabella Cruise, figlia adottiva di Nicole Kidman e Tom Cruise, si era limitata a chiedere pubblicamente alla madre di lasciarla fuori dalle interviste, e Charlène di Monaco ha postato online molte foto dei figli in vacanza a New York, sollevando un vespaio di polemiche. Sarà un caso, ma tra le 15 foto che hanno raccolto oltre dieci milioni di like su Instagram nel 2018 più della metà immortalavano una celebrità con il proprio pargolo. È il caso per esempio di The Rock, attore noto per i suoi ruoli da macho ritratto con la figlia neonata, oppure è il caso di Kylie Jenner, ritratta con la figlia Stormi di sei mesi. O di Mariano Di Vaio, uno dei blogger italiani più famosi al mondo, che ha aperto un profilo Instagram a tutti e tre i figli appena nati. Il rischio di critiche da sovraeposizione è dietro l’angolo: Laura Chiatti ha dovuto difendere il figlio, bersagliato dopo che lei aveva pubblicato una foto con lui mentre faceva la spesa, e Martina Colombari ha confessato di essere preoccupata per Achille, il figlio 13enne avuto con Billy Costacurta, criticato spesso da qualcuno dei suoi 39 mila follower. Non sono casi isolati: il Codacons ha presentato nel luglio 2019 un esposto, corredato da un dossier di foto prese da Instagram, nelle quali compaiono minori in pose o situazioni inadeguate, alla Procura della Repubblica di Roma, nonché al Garante della Privacy e a quello dell’Infanzia.

I rischi

La condivisione scriteriata dei dati personali dei figli può provocare diversi pericoli, spiega Bonanomi. Dai meno gravi, come l’imbarazzo di ragazze e ragazzi, ai più pericolosi. La questione privacy spesso sfocia in un problema di sicurezza: troppi dati personali possono mettere in pericolo il minore. La metà delle foto trovate nei database dei pedofili sono state incautamente messe a disposizione direttamente dai genitori su social network e sistemi di messaggistica. Andando oltre all’adescamento, occorre considerare che pubblicare il volto del figlio associato al suo nome, e ad altri particolari che aiutano a riconoscerlo, lo espone al rischio di furto di identità. Un altro pericolo è quello relativo al bullismo o meglio al cyberbullismo. Ed è per questo che è importante capire: ne siamo affetti anche noi? Ecco il semplice test che propone Bonanomi, e che può aiutarci a capire se siamo in una fascia da monitorare o se invece siamo attenti e scrupolosi.