5 consigli su come condividere le foto dei tuoi figli in maniera sicura

Sono tanti i genitori che cadono nella trappola dello sharenting, la condivisione sui social network delle foto dei figli senza che questi abbiano dato l’approvazione, spesso anche per ovvi motivi demografici: difficile chiedere il consenso a un pargolo di due anni, naturalmente. Il fatto che sia troppo piccolo per avere un’opinione però non dovrebbe giustificare i genitori all’esporre liberamente le sue immagini online. Si tratta prima di tutto di una questione di rispetto (crescendo, un adolescente potrebbe non trovarsi a suo agio nello scoprire che i suoi genitori hanno condiviso le sue foto di quanto era piccolo sui social network), ma anche di buon senso: alla fine la rete rimane il terreno di caccia preferito per i pedofili.

È comprensibile che i genitori siano fieri dei propri piccoli e sentano il desiderio di condividere con altri questa gioia. Alla fine, quasi tutte le famiglie conservano preziosamente degli album fotografici, che spesso mostrano con orgoglio ad amici e parenti. La differenza è che questi album rimanevano in qualche cassetto della casa, non venivano dati in pasto a chiunque sui social. Va dunque benissimo fotografare i figli, a patto che si faccia attenzione alla diffusione di queste immagini, così da evitare pericoli o anche solo imbarazzi.

 

1. Definire una policy condivisa da tutta la famiglia su cosa si può fotografare e cosa no

Quando nasce un figlio, inevitabilmente tutti i membri della famiglia lo vogliono vedere, coccolare e naturalmente fotografare. Non c’è niente di male, anzi, fa parte della normalità delle cose. L’importante è che tutti i parenti, a partire dai genitori per arrivare a nonni e zii, condividano alcune regole su come vadano trattate le immagini dei piccoli. Alcune regole da mettere in chiaro subito sono le situazioni in cui possono essere fotografati, che dipendono molto anche dalla sensibilità dei genitori: meglio evitare le foto di nudi, anche se si tratta del primo bagnetto del pargolo o del cambio del pannolino, per esempio, ma bisognerebbe fare attenzione anche alle semplici foto in costume.

2. Stabilire cosa si può condividere e su quali canali

Dopo aver deciso quali foto e filmati è opportuno scattare e quali no, è fondamentale stabilire una politica su cosa si può condividere, su quali canali e con quali modalità. Per fare un esempio, si può decidere che va bene passarsi foto all’interno della famiglia usando canali privati (come Whatsapp), mentre è meglio evitare di postare su social network come Facebook e Instagram. Oppure, si può concedere di condividere alcune immagini ma usando le opzioni più restrittive per la privacy, evitando così che qualcuno al di fuori della ristrettissima cerchia dei familiari possa accedervi.

3. Controllare costantemente le opzioni relative alla privacy

Tutti i social network permettono di decidere chi può vedere i contenuti condivisi, ma queste opzioni non sono sempre banali da comprendere e, soprattutto, cambiano con una frequenza impressionante. Meglio fare una verifica di tanto in tanto, idealmente con cadenza mensile, per capire se è cambiato qualcosa e che implicazioni può avere. Nel dubbio, meglio essere prudenti e restringere il più possibile la cerchia di persone che possono accedere agli specifici contenuti, limitandole foto e video dei figli solo all’interno della famiglia, non esponendole quindi a tutti i contatti.

4. Fare molta attenzione ai dettagli

Un’immagine apparentemente innocua può celare una serie di dettagli che permettono di identificare persone e soprattutto luoghi. Ci sono i dettagli più evidenti, come una foto fuori da scuola che ritrae oltre ai bimbi l’edificio, o l’uniforme scolastica tipica di un particolare istituto. Anche la targa della propria automobile può fornire a un delinquente informazioni dettagliate su dove si abita e quali zone si frequentano. Può sembrare assurdo, ma tutti questi piccoli dettagli possono permettere a un malintenzionato di raccogliere informazioni dettagliate sui piccoli, le loro abitudini, i loro spostamenti. Sempre meglio fare estrema attenzione a cosa si inquadra nell’immagine, andando anche a “ripulire” le immagini dai metadati. Ogni scatto che facciamo col cellulare contiene una marea di dettagli tecnici, chiamati EXIF, fra i quali le coordinate GPS di dove è stato effettuato lo scatto. Fortunatamente questi metadati si possono eliminare facilmente grazie a programmi gratuiti come ExifTool (per computer), Photo Exif Editor (per Android) o Photo Data (iOS)

5. Prima di fare sharenting, pensaci due volte. Anzi, tre.

Non c’è niente di male a fare una quantità spropositata di foto ai propri figli, anzi: è normalissimo che genitori e parenti siano fieri dei loro pargoli e vogliano immortalare ogni momento della loro crescita. Dove invece bisogna essere cauti è sul diffondere queste immagini. Sia per evitare di esporre informazioni ai malintenzionati, sia per non rischiare di imbarazzare i propri figli quando saranno cresciuti e magari scopriranno che la rete pullula di foto della loro infanzia. Prima di condividere un’immagine è bene riflettere, porsi alcune domande tipo “ci sono elementi che potrebbero rivelare informazioni sui miei figli (posizione geografica, nome, età, scuola frequentata)?” oppure “se vedesse questa immagine quando avrà 14 anni, potrebbe esserne scontento?”. Se si è in dubbio se postare una foto dei piccoli o meno, la risposta giusta è sempre quella più prudente: no.

Un ultimo consiglio, infine, dedicato a chi ha figli più grandicelli, che già iniziano a comprendere le dinamiche dei social: parlatene con loro prima di pubblicare una foto online, anche se sicuramente usano social diversi dai vostri. Parlandone prima di condividere si avrà la certezza di evitare loro imbarazzi, di capire cosa vogliono mostrare o meno di sé stessi. E sarà un ottimo spunto per educarli a usare con attenzione e intelligenza i social quando inizieranno a usarli in autonomia, cosa che – è inevitabile – accadrà. E no, la password per l’account non ve la daranno. Non di quello che usano realmente, per lo meno, quale esso sia. Non sottovalutate mai l’intelligenza dei ragazzi, per quanto giovani: saranno sempre molto più sgamati dei loro genitori con la tecnologia.

Come i genitori mettono in pericolo i loro figli con i social: l’intervista per Social BG

Bruno Silini del blog Social BG ha intervistato Gianluigi Bonanomi in occasione del libro Sharenting.

Sharenting. Come i genitori mettono in pericolo i loro figli con i social

sharenting

Nelle maglie digitali di Facebook, Whatsapp, Instagram c’è molto di noi, nel bene e nel male. Senza scomodare il criminologo francese Edmond Locard è incontestabile un’auto contaminazione nel mondo dei social tantoché che se si volesse “saperne di più” su di noi essi costituirebbero una ricca miniera di informazioni.

Un’evidenza che molti genitori trascurano, senza rendersene conto e in assoluta buona fede, quando postano informazioni sui loro figli. “Postare foto dei figli con indicazioni precise di dove vanno a scuola, di quando vanno in piscina, di quando sono soli a casa sono attività rischiose. Questo perchè nel caso un malintenzionato prendesse di mira il ragazzo, grazie ai post dei genitori avrebbe probabilmente a disposizione informazioni sufficienti per perseguire i suoi scopi”. E’ la tesi di Gianluigi Bonanomi, giornalista e formatore lecchese (assidua presenza in Bergamasca in fatto di nuovi media, clouding e gestione online della reputazione), autore per Mondadori del saggio Sharenting, da ieri nelle librerie (copertina).

1) Ci spieghi meglio. Innanzitutto, cosa è lo sharenting?
E’ un termine anglofono che raggruppa tutto ciò che riguarda i comportamenti dei genitori sui social. E’ una fusione tra “sharing”, ovvero condividere, e “parenting”, ossia essere genitori. Per lo psichiatra Elias Aboujaoude (Università di Stanford) la condivisione può facilmente degenerare da pessima abitudine più o meno innocente in quella che viene diagnosticata come “competition attention”. Un bisogno di attenzione che si esprime appunto con l’esposizione del minore. Parlo quindi di qualcosa che sembra un vezzo innocuo e invece nasconde una nevrosi.

2) Dunque figli sovraesposti come profeticamente ha raccontato il regista Peter Weir in “The Truman Show” del 1998 quando i social non erano ancora stati inventati?
Esattamente. I palcoscenici virtuali diventano scenari gratificanti e occasione di condivisione di preoccupazioni, dubbi, domande sulla gestione dei figli, soprattutto nella fascia di età 0-3 anni. Questo ha chiaramente delle conseguenze. Prima di tutto i genitori stanno contribuendo a creare un’identità virtuale del proprio figlio non solo a sua insaputa, ma anche a suo discapito.

3) Un genitorialità vetrinizzata parafrasando un lavoro del sociologo Vanni Codeluppi. Quali sono i dati del fenomeno?
Già un ricerca del 2012 affermava che il 98% dei genitori attivi su Facebook postava foto dei loro figli. C’è chi si è spinto ad affermare che Facebook è diventato il Baby Book del giorno d’oggi. Ma i genitori non hanno cosapevolezza dei mezzi che usano. Uno studio italiano, pubblicato sulla “Rivista Italiana di Educazione Familiare”, attesta che l’88% delle mamme che pubblica le foto dei figli ha dichiarato di aver impostato le opzioni di privacy in modo da limitare la cerchia di persone che possono visualizzare i contenuti. Purtroppo, però, nell’83% dei casi questo si è risolto nel selezionare l’opzione di privacy “Amici”, che in pratica permette a tutti gli amici della mamma di vedere le fotografie – il che, considerato che in Italia abbiamo in media il doppio degli amici Facebook rispetto alla media mondiale (150, ndr.), non sembra come una limitazione significativa. Una soluzione migliore sarebbe quella di ricorrere all’impostazione “Personalizzata”, selezionando in modo specifico i familiari ed eventualmente pochi e veri amici intimi.

4) I pericoli dello sharenting scriteriato?
Partiamo dal più subdolo: la pedopornografia. Nella metà delle foto trovate nei database dei pedofili sono state incautamente messe a disposizione direttamente dai genitori sui social network e sistemi di messaggistica. Sempre per parlare di sicurezza, andando oltre l’adescamento, occorre considerare che pubblicare il volto del figlio associato al suo nome, e ad altri particolari che aiutano a riconoscerlo, lo espone al rischio di furto di identità. Un altro pericolo è relativo al cyberbullismo.

5) Ci sono dati, foto e video dei figli che i genitori non dovrebbero mai condividere?
Bagnetto. Informazioni private. Malattie. Foto di gruppo. Immagini umilianti. Foto imbarazzanti. Attività pericolose per la reputazione dei figli.

6) E figli cosa pensano dei genitori che postano di loro?
Due ricercatori dell’Università di Antwerp (Belgio) hanno organizzato dei focus group con adolescenti tra i 12 e i 14 anni. Le sedute hanno mostrato che, sebbene diversi adolescenti intervistati comprendano le ragioni del comportamento dei propri genitori e credano nelle loro buone intenzioni, molti esprimono preoccupazione, paura e imbarazzo. A suscitare maggior disagio sono le foto buffe o quelle che mostrano nudità.

Sharenting: la recensione di Qui si legge

Il blog “Qui si legge” di Paola Malcangio ha recensito il libro Sharenting. Ecco l’articolo:

Ho aspettato con trepidazione il nuovo libro di Gianluigi Bonanomi, Sharenting – Genitori e rischi della sovraesposizione dei figli online, e l’ho divorato con il terrore di riconoscermi in ogni pagina. Sono o non sono colpevole di sharenting?

Per chi non lo sapesse “sharenting è una crasi di “sharing”, ovvero condividere, e “parenting”, ovvero essere genitori e si riferisce alla “brutta abitudine di molti genitori a postare sui social media molto, anzi troppo materiale riguardante i loro figli“.

E, per chi non lo conoscesse, Gianluigi Bonanomi è un giornalista e formatore, esperto del web e dei suoi pericoli. Suo è anche l’utilissimo “Prontuario per genitori di nativi digitali” che mamme e papà dovrebbero leggere. I suoi corsi sono gettonatissimi e si rivolgono a studenti, famiglie ed educatori.

Sharenting è un focus sull’abitudine dei genitori di condividere sui social foto e/o notizie che riguardano i figli e che può essere molto pericolosa per i nostri ragazzi. La cosa che mi ha fatto più riflettere leggendo il testo è che ogni genitore prima di cliccare su “condividi” dovrebbe farsi almeno due domande:

  1. perché lo faccio?
  2. a mio figlio, adesso o domani, farebbe piacere vedere la sua foto online?

Proviamo a rispondere sinceramente. A quale bisogno risponde la necessità di far vedere al mondo come cresce il nostro pargolo, quali sono i suoi successi scolastici, che belle battute è capace di fare?

Il bisogno è tutto del genitore, è evidente: la condivisione di contenuti che riguardano i figli colma, forse, un bisogno di notorietà di cui altrimenti un genitore non potrebbe godere. E’ una sorta di “accreditamento” sociale ma possiamo prescindere dal consenso dei nostri figli?

Da uno studio italiano del 2016 scopriamo che l’87% delle mamme crede di avere il diritto di pubblicare foto dei figli e analoga percentuale non ha mai consultato i figli prima di condividere le loro foto. Ovviamente il problema si pone quando i figli crescono e iniziano ad avere la consapevolezza di quello che succede. Per quanto mi riguarda, adesso che i miei figli sono preadolescenti, non mi sognerei mai di pubblicare un contenuto che li riguardi senza avere il loro consenso. Sono diventati molto accorti, sono timorosi nel mostrarsi e temono che i contenuti postati dalla mamma possano essere più fastidiosi che altro.

Ma cosa violiamo quando pubblichiamo la foto dei nostri figli? Uno dei loro diritti fondamentali: la privacy.

Violare la privacy dei minori, anche con semplici scatti familiari, li espone a una serie di pericoli ben analizzati in Sharenting:

cyberbullismo: quando saranno più grandi chiunque potrà trovare le loro foto in rete, scattate magari in momenti imbarazzanti, e prenderli in giro pesantemente;

grooming (adescamento): vi consiglio caldamente di leggere sul libro le tecniche inquietanti dei pedofili in rete;

risarcimento: si prevede un aumento di cause di risarcimento da parte dei ragazzi, dopo il compimento del 18esimo anno di età, nei confronti dei loro genitori.

Il libro, dopo averci puntualmente informato dei rischi, elenca e motiva anche le regole per una corretta condivisione che tuteli i nostri ragazzi.

Un ottimo contributo è poi fornito dalle interviste molto interessanti a specialisti del settore che elargiscono consigli preziosi (dall’avvocato esperto di privacy, al docente, all’esperto di sicurezza informatica).

In chiusura potete misurare il vostro livello di sharenting con un test che ho fatto con un’ansia pazzesca. Ho cercato di rispondere alle domande in modo sincero e devo dire che mi è andata abbastanza bene, anche se ho sicuramente margini di miglioramento 🙂

Sharenting è libro consigliatissimo perché la facilità con cui usiamo i social non ne garantisce affatto un uso corretto. Non tutto è lecito, non tutto è utile. Se dobbiamo appagare la necessità di rinforzare la nostra immagine social dobbiamo provare a farlo senza usare i nostri figli o costruendo con loro un percorso consapevole non appena raggiungono l’età giusta per capire. Troppa leggerezza può essere davvero dannosa, riflettiamoci!

Non angeli custodi ma una minaccia: la recensione di Mammeamilano.com

La prima recensione ufficiale di Sharenting è del blog “Mamme a Milano“.

La riportiamo qui:

Sharenting. Genitori e rischi della sovraesposizione dei figli online è il nuovo libro che il giornalista e formatore Gianluigi Bonanomi rivolge ai genitori, gli immigrati digitali, che spesso non usano i social con responsabilità.

Madri e padri, infatti, anziché essere gli angeli custodi dei propri figli, rappresentano sempre più spesso una minaccia. Nel quotidiano e apparentemente innocuo gesto di condividere informazioni, immagini e video dei loro bambini, i genitori non si rendono conto dei rischi che corrono. Si parla di violazione della privacy, di sempre più frequente cyberbullismo, di child grooming(adescamento di minori), ma anche di furto d’identità e delle conseguenze legali che derivano da alcune azioni commesse sui social.

Partendo dall’analisi del background psicologico sotteso nelle attività online sia dei genitori che dei bambini, Bonanomi illustra le motivazioni e i dati delle conseguenze negative che derivano dallo sharenting, fornendo in chiusura una serie di consigli utili su come gestire in modo corretto il proprio rapporto con i social e guidare così i ragazzi e gli adulti ad un uso consapevole e responsabile di queste piattaforme.

Dello stesso autore che ha già al suo attivo due libri per genitori Navigazione familiare e Prontuario per genitori di nativi digitali, questa pubblicazione trae spunto proprio da quest’ultimo lavoro: il focus sulle problematiche dell’uso dei social network va spostato dai ragazzi ai genitori.

Papà e mamme, invece di fare da angeli custodi dei propri figli, rappresentano sempre più spesso il problema. L’abitudine di condividere on line sharing informazioni, immagini e video dei bambini da parte proprio dei  genitori parenting è talmente diffusa da meritarsi un neologismo: sharenting.

Il libro affronta questo fenomeno da diversi punti di vista. Ne illustra le motivazioni e i dati, ma soprattutto le conseguenze potenziali in ottica di privacy, cyberbullismo, furto di identità, adescamento e diritto all’oblio.

In un mondo sempre più connesso dove circa il 60% dell’intera popolazione mondiale usa Internet (4,54 miliardi) e circa la metà utilizza i social network (3,80 miliardi) è facilmente intuibile quanti rischi siano nascosti tra la pubblicazione di dati, immagini, video ecc. dei minori.

Questa pubblicazione mette in evidenza pertanto come anche le iniziative poste in atto dai genitori con uno spirito di positività (la gioia della condivisione e l’orgoglio di essere genitori), molto spesso coinvolgono in realtà anche due motivazioni meno positive, quali l’appagamento narcisistico e la pressione sociale).

Proprio per cercare di aiutare il lettore a capire le conseguenze che determinato materiale condiviso on line potrebbe avere, il libro contiene anche degli utili consigli ed interviste con alcuni esperti. Nella parte finale è predisposto inoltre un test finale di auto-valutazione sui propri comportamenti di genitori alle prese con il mondo dei social e la vita dei figli.