FOTO DEI FIGLI SUL WEB: PER L’87% DEI GENITORI É UN DIRITTO [articolo di Mamme.it]

Il primo luglio del 2020 il portale Mamme.it ha pubblicato la recensione di Sharenting, eccola.

Negli ultimi anni i social stanno occupando sempre più spazio nelle nostre vite e ci ritroviamo a condividere foto su foto riguardanti le nostre giornate, cosa mangiamo, come occupiamo il tempo e così via.

In particolare, si sta diffondendo il cosiddetto fenomeno dello Sharenting, combinazione delle parole parenting (essere genitori) e sharing (condividere); in sostanza con questo termine si intende l’uso eccessivo dei social da parte dei genitori che utilizzano i propri spazi sul web per condividere esclusivamente contenuti riguardanti i propri figli.

Secondo alcune ricerche, circa sette genitori su 10 pubblicano foto dei figli sui social media; un numero abbastanza alto che bisogna tenere in considerazione per capire il perché di questo fenomeno e se può essere in qualche modo rischioso.

A tal proposito, Gianluigi Bonomi nel suo saggio dal titolo “Sharenting”, riporta un interessante studio, spiegando in modo approfondito i rischi dietro questa tendenza alla eccessiva esposizione online.

Non solo vip, lo sharenting spopola anche tra i genitori comuni

Un esempio lampante di mamma social è Chiara Ferragni che, giornalmente, ci inonda di foto e video con protagonista il figlioletto Leone; ultimamente però questa pratica si sta diffondendo anche tra le persone comuni, diventando un vero e proprio trend.

Prima di condividere qualsiasi contenuto, in particolare se riguardante un minore, bisognerebbe interrogarci sui rischi del postare tale foto, o video sul web.

Uno studio condotto nel 2015 dal Family Online Safety Institute ha rilevato che circa il 20% dei genitori ha pubblicato sui social contenuti sul figlio, che, in futuro, egli potrebbe trovare imbarazzanti.

Inoltre, un genitore su 10 aveva ricevuto dal figlio la richiesta di rimuovere un post che lo riguardava. Altro dato interessante possiamo prenderlo da una ricerca italiana del 2017 secondo cui, circa l’87% delle mamme intervistate ritiene che il pubblicare foto dei figli sia un diritto.

I rischi dietro lo Sharenting

Un’azione di pochi secondi, apparentemente innocua, come il condividere una foto di nostro figlio su Instagram può davvero essere così pericolosa?

Secondo gli esperti, sì! Non è solo una questione di imbarazzo, il pubblicare certi contenuti può seriamente mettere in pericolo la privacy dei nostri figli. Sovraesponendo i bambini online mettiamo a disposizione di tutti informazioni riguardanti la loro vita, aumentando a dismisura il rischio di bullismo, cyberbullismo o furto d’identità.

Per proteggerli è bene impostare dei confini che devono essere rispettati; bisogna condividere in modo consapevole e soprattutto non deve diventare un’abitudine: prima di condividere un qualsiasi contenuto pensate alle conseguenze che può avere sul futuro del vostro bambino.

La recensione di MilanoMoms

Ecco il testo della recensione pubblicata sul numero di Giugno 2020 di MilanoMoms:

Il neologismo “sharenting”, che deriva dall’unione tra “sharing” e “parenting”, è usato per indicare la brutta abitudine che gli adulti hanno di postare online materiale sui loro figli. Madri e padri, infatti, anziché essere gli angeli custodi dei propri figli, rappresentano sempre più spesso una minaccia. Nel quotidiano e apparentemente innocuo gesto di condividere informazioni, immagini e video dei loro bambini, i genitori non si rendono conto dei rischi che corrono. Si parla di violazione della privacy, di sempre più frequente cyberbullismo, di child grooming (adescamento di minori), ma anche di furto d’identità e delle conseguenze legali che derivano da alcune azioni commesse sui social.

Quando i figli sono le star (e vittime) dei profili social di mamma e papà [la recensione di Mumadvisor]

Il 19 giugno 2020 il sito Mumadvisor ha pubblicato questa recensione di Sharenting:

Sharenting: quando i figli sono le star (e vittime) dei profili social di mamma e papà

Il libro che parla di un fenomeno sempre più radicato tra i genitori. “Sharenting”, scritto dal giornalista e formatore Gianluigi Bonanomi che accende i riflettori sull’abitudine di molte mamme e papà di mettere in rete l’immagine dei proprio figli.

Mentre giocano, mentre nuotano al mare, a volte pure durante un capriccio o – addirittura – mentre si siedono per la prima volta sul vasino. Di foto di bambini, sul web, ce ne sono tantissime e a pubblicarle sui social sono, di norma, proprio i genitori: ma è giusto? Si rischia davvero qualcosa mettendo su internet un innocente foto di nostro figlio? E se pubblichiamo, perché lo facciamo?

Questo fenomeno, cioè genitori che mettono online scatti in posa o rubati dei propri bambini, ha un nome e si chiama Sharenting (Share: condivisione + Parenting: genitorialità), ovvero – secondo il giornalista e formatore Gianluigi Bonanomi, autore del libro che approfondisce proprio questo fenomeno – “ l’abitudine, anzi la pessima abitudine, dei genitori di pubblicare online contenuti riguardanti i propri figli tanto per raccattare qualche like in più”.

Così, mamme e papà, anziché essere gli angeli custodi dei figli sono invece i loro primi nemici.

Ma è davvero così grave pubblicare una foto di nostro figlio online?

Prima di arrivare a dare una risposta a questa domanda, Gianluigi Bonanomi nel suo ultimo libro “Sharenting” edito da Mondadori Informatica, cerca di scavare più a fondo, cercando di andare a capire quali sono le motivazioni che spingono una mamma o un papà a “rubare” scatti ai propri figli per poi pubblicarli su Instagram piuttosto che su Facebook.

“Si parla di vetrinizzazione sociale o della genitorialità – spiega – viviamo nell’epoca dei social  che rappresentano il nostro modo di esporci costantemente  e oramai ci sembra normale condividere qualsiasi attimo della nostra vita: quando siamo ad un concerto riprendiamo una canzone anziché ascoltarla, quando siamo al ristorante si fotografa il piatto prima di mangiarlo e, quindi, a molti genitori sembra assolutamente naturale condividere le esperienza belle fatte con i figli”.

E i numeri non sono certo confortanti, secondo uno studio americano infatti pare che il 20% dei genitori iscritti ad un canale social ha l’abitudine di pubblicare immagini o video che hanno come protagonisti i propri bambini e, per stare più vicino a noi, in Italia, l’88% delle mamme che ha pubblicato online scatti dei figli non ha mai chiesto loro il permesso.

Ma c’è un’altra motivazione che porta i genitori a fare Sharenting: ovvero, l’insicurezza. Ricevere like e commenti positivi sotto le immagini postate dei propri figli fa crescere in loro autostima, una sorta di pacca sulla spalla virtuale che va a colmare quel senso di inadeguatezza che molti genitori hanno.

“E’ come se alcuni genitori volessero avere la conferma di essere bravi, di star facendo un buon lavoro e hanno il bisogno di mettersi in mostra e di sentirsi apprezzati attraverso il web”.

I genitori non sanno a cosa vanno incontro

Nel libro Gianluigi Bonanomi espone dati, numeri, ricerche, esempi. Che sicuramente fanno molto riflettere, ma che ci portano a fare un’unica domanda: che rischi ci sono a pubblicare foto dei figli? Innanzitutto, li priviamo del loro naturale diritto di privacy che non è cosa da poco: come detto, è difficile che un genitore chieda prima al proprio figlio se può o meno pubblicare una sua foto su un social e quindi spesso i figli ne sono inconsapevoli. Va da sé che per quanto riguarda i neonati, la cosa è impossibile, ma spesso lo Sharenting si protrae anche quando i bambini sono cresciuti e una volta che questi ultimi imparano ad usare il computer, spesso si ritrovano davanti le foto in cui sono protagonisti inconsapevoli, anche in atteggiamenti magari imbarazzanti: al mare col costumino, in bagno, addormentati sul seggiolone, in preda ad un capriccio.

Nel libro di esempi del genere, soprattutto di profili di personaggi famosi come Kim Kardashian piuttosto che Chiara Ferragni, ce ne sono tantissimi e si parla anche di alcuni casi all’estero in cui, una volta diventati maggiorenni, i figli hanno fatto causa ai propri genitori – vincendo – per danni d’immagine.

E il danno d’immagine, nel lungo elenco di rischi esposti dal giornalista e formatore Gianluigi Bonanomi, pare quasi essere il danno minore. La costante condivisione di dati riguardanti i propri bambini può davvero mettere a rischio la loro incolumità attirando i malintenzionati che con un semplice accesso a internet possono usufruire di numerosissime informazioni, dati sensibili come nome, cognome, luoghi frequentati, sapere dove sono in vacanza o quale scuola frequentano. Basta? No. Si parla anche di un altro fenomeno, il Grooming, ovvero l’addescamento di minori in rete; il più banale (ma non certo meno rischioso) furto d’identità, fino ad arrivare all’oramai noto cyber bullismo.

“Spesso foto e video imbarazzanti postati dai genitori, possono ritorcersi contro gli stessi figli se scovati da malintenzionati, o bulli”.

E allora è vietato pubblicare? No, ma – secondo l’autore di Sharentig – se proprio un genitore lo ritiene necessario dovrebbe almeno accertarsi di mettere dei paletti di sicurezza, come limitare la visibilità del profilo o delle immagini solo a persone della famiglia, o molto fidate.

“Il mio consiglio – conclude – è comunque sempre quello di evitare di pubblicare online foto o video di minori, più che altro per rispetto: diamo a loro il diritto di scegliere quale immagine digitale vorranno avere quando saranno grandi e diamo loro il buon esempio, se siamo noi i primi a pubblicare costantemente le loro immagini cosa faranno loro una volta che potranno usare i social?”

Questo libro ci è piaciuto perché: oltre a quello che vi ho anticipato in questo articolo, c’è molto di più. Ci sono molti approfondimenti che vale la pena leggere per essere davvero consapevoli di cosa significhi postare online, oltre che ad un utile test di auto-valutazione sui propri comportamenti digitali. E’ un libro che, da mamma, consiglio caldamente di leggere, che siate pro o contro lo Sharenting.

Chi ci segue da tempo sa che Gianluigi Bonanomi non è una voce nuova su Mumadvisor, con lui infatti abbiamo già collaborato ritenendo, quello dell’uso consapevole della tecnologia in famiglia – un tema più che mai importante e sul nostro canale Youtube (potete iscrivervi cliccando qui) potete trovare tutti i suoi contenuti video realizzati per voi mums, tra cui appunto quello riguardante il tema dello Sharenting che vi lasciamo qui sotto per la visione.

 

 

Non angeli custodi ma una minaccia: la recensione di Mammeamilano.com

La prima recensione ufficiale di Sharenting è del blog “Mamme a Milano“.

La riportiamo qui:

Sharenting. Genitori e rischi della sovraesposizione dei figli online è il nuovo libro che il giornalista e formatore Gianluigi Bonanomi rivolge ai genitori, gli immigrati digitali, che spesso non usano i social con responsabilità.

Madri e padri, infatti, anziché essere gli angeli custodi dei propri figli, rappresentano sempre più spesso una minaccia. Nel quotidiano e apparentemente innocuo gesto di condividere informazioni, immagini e video dei loro bambini, i genitori non si rendono conto dei rischi che corrono. Si parla di violazione della privacy, di sempre più frequente cyberbullismo, di child grooming(adescamento di minori), ma anche di furto d’identità e delle conseguenze legali che derivano da alcune azioni commesse sui social.

Partendo dall’analisi del background psicologico sotteso nelle attività online sia dei genitori che dei bambini, Bonanomi illustra le motivazioni e i dati delle conseguenze negative che derivano dallo sharenting, fornendo in chiusura una serie di consigli utili su come gestire in modo corretto il proprio rapporto con i social e guidare così i ragazzi e gli adulti ad un uso consapevole e responsabile di queste piattaforme.

Dello stesso autore che ha già al suo attivo due libri per genitori Navigazione familiare e Prontuario per genitori di nativi digitali, questa pubblicazione trae spunto proprio da quest’ultimo lavoro: il focus sulle problematiche dell’uso dei social network va spostato dai ragazzi ai genitori.

Papà e mamme, invece di fare da angeli custodi dei propri figli, rappresentano sempre più spesso il problema. L’abitudine di condividere on line sharing informazioni, immagini e video dei bambini da parte proprio dei  genitori parenting è talmente diffusa da meritarsi un neologismo: sharenting.

Il libro affronta questo fenomeno da diversi punti di vista. Ne illustra le motivazioni e i dati, ma soprattutto le conseguenze potenziali in ottica di privacy, cyberbullismo, furto di identità, adescamento e diritto all’oblio.

In un mondo sempre più connesso dove circa il 60% dell’intera popolazione mondiale usa Internet (4,54 miliardi) e circa la metà utilizza i social network (3,80 miliardi) è facilmente intuibile quanti rischi siano nascosti tra la pubblicazione di dati, immagini, video ecc. dei minori.

Questa pubblicazione mette in evidenza pertanto come anche le iniziative poste in atto dai genitori con uno spirito di positività (la gioia della condivisione e l’orgoglio di essere genitori), molto spesso coinvolgono in realtà anche due motivazioni meno positive, quali l’appagamento narcisistico e la pressione sociale).

Proprio per cercare di aiutare il lettore a capire le conseguenze che determinato materiale condiviso on line potrebbe avere, il libro contiene anche degli utili consigli ed interviste con alcuni esperti. Nella parte finale è predisposto inoltre un test finale di auto-valutazione sui propri comportamenti di genitori alle prese con il mondo dei social e la vita dei figli.