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La sovraesposizione dei figli online: recensione di Inside Marketing

Questo articolo è stato pubblicato su Inside Marketing il 2 maggio 2021

Sharenting. Genitori e rischi della sovraesposizione dei figli online

Più spesso di quanto si immagini sono i genitori a esporre inconsapevolmente i minori a una serie di pericoli online: dal cyberbullismo al grooming, passando per la violazione della privacy. Nel saggio – che a guardare bene non si rivolge solo ai genitori ma a chiunque abbia a cuore il benessere digitale dei più piccoli – qualche consiglio pratico e immediato per evitare di sovraesporre i bambini con le proprie attività in Rete.

sharenting gianluigi bonanomi

Essere genitori di bambini in Rete, di bambini che passano cioè una fetta consistente della propria giornata connessi e impegnati in innumerevoli attività online, non deve essere semplice. Basta questo a spiegare perché negli anni sono proliferate le uscite editoriali dedicate a come essere perfetti genitori digitali, come cercare di mettere al riparo i propri figli dai rischi che possono provenire dalla Rete, come trasformarsi al bisogno persino in buoni insegnanti di educazione civica digitale. Nel saggio “Sharenting” Gianluigi Bonanomi prova  ad andare oltre, però, il solito approccio “manualistico” – reso impossibile, peraltro, anche dal numero ridotto di pagine, perché il testo è snello e adatto soprattutto a chiunque si approcci per la prima volta a temi come questi – e a guardare più pragmaticamente a un aspetto spesso trascurato: come evitare che siano le abitudini digitali, quello che gli adulti fanno online a sovraesporre i più piccoli ai pericoli della Rete?

Nel corso della lettura si avrà l’impressione, del resto, che il titolo del saggio (edito da Mondadori Università nel 2020) avrebbe tranquillamente potuto essere «Oversharenting»: la tesi sposata dall’autore è, infatti, che non sia tanto la sporadica condivisione di una foto in vacanza con i figli o di uno stato che celebri piccoli grandi successi come la prima gattonata e, ancora, un TikTok simpatico a ora della merenda a minare la sicurezza digitale del bambino, quanto il fatto che i genitori lo rendano continuamente “oggetto” delle proprie attività online.

VIP O MENO, SPESSO SONO I GENITORI A ESPORRE I FIGLI IN RETE (E NON È SEMPRE UN BENE)

Per sostenerla in “Sharenting” Gianluigi Bonanomi parte dalla cronaca: oggi non c’è (quasi) nessuno che non conosca Leone Ferragni, i figli di Gwyneth Paltrow, Mariano Di Vaio o persino di Mark Zuckerberg ed è perché questi genitori “vip”, come molti altri che così abituati ai riflettori decisamente non sono, non resistono alla tentazione di condividere con i propri follower scatti dall’album di famiglia, istantanee dalla vita di tutti i giorni. Qualche volta i risvolti sono persino grotteschi: è stata la stessa Apple (Paltrow), per esempio, a rimbrottare pubblicamente la madre su Instagram per aver continuato imperterrita a postare foto di entrambe dopo che le aveva esplicitamente chiesto di non farlo. Di aneddoti simili nel saggio non ne mancano e finiscono per renderne la lettura interessante e curiosa anche per chi non abbia impellenza di capire come prendersi (meglio) cura del benessere digitale dei propri figli.

Se una ricetta perfetta per essere dei bravi genitori del resto, si sa, non esiste, non esiste nemmeno quella per essere buoni genitori digitali: il saggio così apre interrogativi di più ampio respiro e suggerisce percorsi di riflessione di più ampia portata prima di provare a dare risposte definitive per genitori di nativi digitaliin affanno a comprendere che voglia dire e come si possa trascorrere la propria intera esistenza “onlife”.

Ciò non vuol dire che l’autore non offra spunti teorici interessanti. In “Sharenting” Gianluigi Bonanomi cita studi e ricerche che provano a spiegare cosa spinge mamme e papà a voler condividere a tutti i costi con i propri amici su Facebook o i propri follower di Instagram foto, video e altri contenuti che hanno per protagonisti i propri bambini: piccolo spoiler, c’entra quella stessa emozione della cura che ha reso i gattini le vere star della Rete.

Il testo fornisce inoltre numeri – stimati, va da sé – di quante vittime di cyberbullismo lo siano state anche “per colpa” di contenuti imbarazzanti (foro in pannolino, video in cui sporchi di pappa tentano disperatamente di portare il cucchiaio alla bocca) condivisi da genitori di certo più orgogliosi di mostrare al mondo quanto bravi in prima persona siano stati con spannolinamento e svezzamento che lungimiranti rispetto a come gli stessi rischiano di intaccare immagine e reputazione del figlio una volta cresciuto. E, ancora, accenna a possibili profili di responsabilità legale per genitori, tutori e altre figure chiave per il bambino quando gli stessi fanno “overposting” di contenuti e informazioni che lo riguardano.

CON “SHARENTING” GIANLUIGI BONANOMI INVITA A RIFLETTERE SULLA RESPONSABILITÀ (COLLETTIVA) DEL BENESSERE DIGITALE DEI PIÙ PICCOLI

In un futuro – che per qualche ordinamento è già presente – ci potrebbero essere sempre più genitori portati davanti a un giudice dai figli ormai maggiorenni e chiamati a rispondere di quello che hanno postato quando erano piccoli. È possibile, però, che lo stesso avvenga con parenti, genitori di amici, insegnanti e via di questo passo?

Ancora una volta il saggio si rivela interessante anche per chi di figli piccoli di cui curare presenza, immagine, reputazione e benessere digitale non ne abbia. Crescere cittadini digitali consapevoli non può che essere, del resto, una responsabilità collettiva, proprio come come “con l’impegno di tutti” è la risposta più onesta alla domanda “come si costruisce un web a misura di bambini?”. In “Sharenting” Gianluigi Bonanomi, così, non dà ai genitori rimedi magici per tenere i propri figli completamente al riparo dai rischi della Rete (e sono rischi dei più svariati, che vanno dal cyberbullismo al grooming e il revenge porn, passando per l’hate speech) ma a tutti tracce utili da seguire perché le proprie abitudini digitali possano davvero da buon esempio ai più piccoli frequentatori della Rete.

La recensione di MilanoMoms

Ecco il testo della recensione pubblicata sul numero di Giugno 2020 di MilanoMoms:

Il neologismo “sharenting”, che deriva dall’unione tra “sharing” e “parenting”, è usato per indicare la brutta abitudine che gli adulti hanno di postare online materiale sui loro figli. Madri e padri, infatti, anziché essere gli angeli custodi dei propri figli, rappresentano sempre più spesso una minaccia. Nel quotidiano e apparentemente innocuo gesto di condividere informazioni, immagini e video dei loro bambini, i genitori non si rendono conto dei rischi che corrono. Si parla di violazione della privacy, di sempre più frequente cyberbullismo, di child grooming (adescamento di minori), ma anche di furto d’identità e delle conseguenze legali che derivano da alcune azioni commesse sui social.

Sharenting: la recensione di Qui si legge

Il blog “Qui si legge” di Paola Malcangio ha recensito il libro Sharenting. Ecco l’articolo:

Ho aspettato con trepidazione il nuovo libro di Gianluigi Bonanomi, Sharenting – Genitori e rischi della sovraesposizione dei figli online, e l’ho divorato con il terrore di riconoscermi in ogni pagina. Sono o non sono colpevole di sharenting?

Per chi non lo sapesse “sharenting è una crasi di “sharing”, ovvero condividere, e “parenting”, ovvero essere genitori e si riferisce alla “brutta abitudine di molti genitori a postare sui social media molto, anzi troppo materiale riguardante i loro figli“.

E, per chi non lo conoscesse, Gianluigi Bonanomi è un giornalista e formatore, esperto del web e dei suoi pericoli. Suo è anche l’utilissimo “Prontuario per genitori di nativi digitali” che mamme e papà dovrebbero leggere. I suoi corsi sono gettonatissimi e si rivolgono a studenti, famiglie ed educatori.

Sharenting è un focus sull’abitudine dei genitori di condividere sui social foto e/o notizie che riguardano i figli e che può essere molto pericolosa per i nostri ragazzi. La cosa che mi ha fatto più riflettere leggendo il testo è che ogni genitore prima di cliccare su “condividi” dovrebbe farsi almeno due domande:

  1. perché lo faccio?
  2. a mio figlio, adesso o domani, farebbe piacere vedere la sua foto online?

Proviamo a rispondere sinceramente. A quale bisogno risponde la necessità di far vedere al mondo come cresce il nostro pargolo, quali sono i suoi successi scolastici, che belle battute è capace di fare?

Il bisogno è tutto del genitore, è evidente: la condivisione di contenuti che riguardano i figli colma, forse, un bisogno di notorietà di cui altrimenti un genitore non potrebbe godere. E’ una sorta di “accreditamento” sociale ma possiamo prescindere dal consenso dei nostri figli?

Da uno studio italiano del 2016 scopriamo che l’87% delle mamme crede di avere il diritto di pubblicare foto dei figli e analoga percentuale non ha mai consultato i figli prima di condividere le loro foto. Ovviamente il problema si pone quando i figli crescono e iniziano ad avere la consapevolezza di quello che succede. Per quanto mi riguarda, adesso che i miei figli sono preadolescenti, non mi sognerei mai di pubblicare un contenuto che li riguardi senza avere il loro consenso. Sono diventati molto accorti, sono timorosi nel mostrarsi e temono che i contenuti postati dalla mamma possano essere più fastidiosi che altro.

Ma cosa violiamo quando pubblichiamo la foto dei nostri figli? Uno dei loro diritti fondamentali: la privacy.

Violare la privacy dei minori, anche con semplici scatti familiari, li espone a una serie di pericoli ben analizzati in Sharenting:

cyberbullismo: quando saranno più grandi chiunque potrà trovare le loro foto in rete, scattate magari in momenti imbarazzanti, e prenderli in giro pesantemente;

grooming (adescamento): vi consiglio caldamente di leggere sul libro le tecniche inquietanti dei pedofili in rete;

risarcimento: si prevede un aumento di cause di risarcimento da parte dei ragazzi, dopo il compimento del 18esimo anno di età, nei confronti dei loro genitori.

Il libro, dopo averci puntualmente informato dei rischi, elenca e motiva anche le regole per una corretta condivisione che tuteli i nostri ragazzi.

Un ottimo contributo è poi fornito dalle interviste molto interessanti a specialisti del settore che elargiscono consigli preziosi (dall’avvocato esperto di privacy, al docente, all’esperto di sicurezza informatica).

In chiusura potete misurare il vostro livello di sharenting con un test che ho fatto con un’ansia pazzesca. Ho cercato di rispondere alle domande in modo sincero e devo dire che mi è andata abbastanza bene, anche se ho sicuramente margini di miglioramento 🙂

Sharenting è libro consigliatissimo perché la facilità con cui usiamo i social non ne garantisce affatto un uso corretto. Non tutto è lecito, non tutto è utile. Se dobbiamo appagare la necessità di rinforzare la nostra immagine social dobbiamo provare a farlo senza usare i nostri figli o costruendo con loro un percorso consapevole non appena raggiungono l’età giusta per capire. Troppa leggerezza può essere davvero dannosa, riflettiamoci!