Intervista sullo sharenting del Centro di Documentazione Giornalistica

AGD Informa, testata edita dal Centro di Documentazione Giornalistica, ha intervistato Gianluigi Bonanomi, in occasione del TedX sullo sharenting. Ecco l’intervista.

Sharenting: quando i genitori ledono la privacy dei figli. Ne parliamo con Gianluigi Bonanomi

Foto di Tatiana Syrikova da Pexels

È un neologismo che nasce dall’unione di due parole sharing, condividere, e parenting, genitorialità. Lo sharenting è un ulteriore fenomeno che sta venendo alla luce come aggregato alla pervasiva presenza dei social network all’interno della vita di quasi ognuno di noi. Ma cos’è di preciso? Asetticamente è: la condivisione sui social media di foto e video dei propri figli. Una pratica che, come molte altre riguardano il combinato, privacy, social e immagini porta con sé numerose insidie.

Ne abbiamo parlato con Gianluigi Bonanomi, caro amico ma soprattutto autore del primo libro italiano sullo sharenting.

Gianluigi ci delinei meglio i contorni di questo fenomeno e quali sono i pericoli che si porta dietro?

“Cosa vorrai che sia? È solo qualche foto innocente”. Più o meno è questo quello che sostengono i tanti genitori che non si fanno troppi problemi nel condividere immagini, video e informazioni dei loro figli sui social network e online. Ma è davvero così? Certo, sono solamente delle immagini, nella maggior parte dei casi effettivamente innocenti, non “sessualizzate” diciamo. Ma non dobbiamo dimenticare che viviamo in una società dove l’immagine è tutto e i rapporti sociali non sono più filtrati dall’incontro a quattrocchi. Tutto corre in Rete, è la percezione è ben diversa, soprattutto fra i più giovani.
Quali pericoli si porta dietro lo sharenting? A parte l’imbarazzo dei ragazzi ed eventualmente il furto delle foto, si parla anche di cyberbullismo: quando le foto imbarazzanti condivise dai genitori sono usate per attaccare i figli. Ma non è l’unico rischio che si corre quando ci si lascia trasportare dallo sharenting. Come reagireste sapendo che le foto dei vostri figli sono in mano a qualche pedofilo? Sembra impossibile? Mica tanto. Secondo uno studio della Children’s eSafety Commissioner australiana, la metà delle foto scambiate dai pedofili proveniva dalle bacheche di Facebook. Non parliamo necessariamente di bambini nudi mentre fanno il bagno, ma di immagini estremamente innocenti di infanti che nuotano, che giocano o che fanno sport, che vengono condivise fra gruppi di pedofili
C’è anche di peggio, purtroppo. Talvolta i pervertiti non si limitano a condividere queste immagini accompagnandole da commenti volgari, ma le modificano con Photoshop, applicando per esempio le foto del volto di un bimbo sul corpo di un altro, nudo.

Nel tuo libro spieghi come il fenomeno della “vetrinizzazione sociale” porti i genitori a sovraesporre i propri figli online: foto, video e informazioni finiscono sui social prima ancora che i bambini siano al mondo e, dopo, senza il loro consenso. Sembra assurdo doverlo sottolineare ma questo fenomeno ha reso ancor più evidente che anche i minori hanno diritto alla loro privacy anche e soprattutto relativamente alle azioni dei loro genitori…

È fondamentale sensibilizzare ed educare i genitori sui pericoli che si corrono con lo sharenting: le mamme e i papà 2.0 devono essere adeguatamente informati sui rischi connessi e consapevoli delle politiche adottate dai social media utilizzati in tema di privacy. Inoltre, è importante instaurare un dialogo costruttivo con i propri figli adolescenti, rispettando le loro opinioni sui contenuti e su come condividerli.

Nel frattempo, è cresciuto il numero dei bambini e degli adolescenti che hanno deciso di ribellarsi ai genitori. Alla fine, è solo una questione di buon senso. Dobbiamo sempre ricordare che i nostri figli non possono dire di no a un post, un video o un tag che facciamo: quindi, prima di farci risucchiare nel vortice dello sharenting, pensiamoci due volte quando pubblichiamo qualcosa. Nel frattempo, cresce il numero dei bambini e degli adolescenti che hanno deciso di affrontare i genitori.

Hai di recente registrato un Ted che riportiamo integralmente qui sotto e che consigliamo a tutti di vedere con attenzione, vuoi però anticiparci qualche consiglio su come condividere foto e video in tutta sicurezza e nel pieno rispetto dell’identità digitale dei figli?

Certo, ecco cinque regole molto semplici.

  1. Definire una policy condivisa da tutta la famiglia su cosa si può fotografare e cosa no
    2. Stabilire cosa si può condividere e su quali canali
    3. Controllare costantemente le opzioni relative alla privacy
    4. Fare molta attenzione ai dettagli, scegliendo inquadrature sicure
    5. Prima di fare sharenting, pensaci due volte.

Il Maestro Roberto e il video del TedX sullo sharenting

Il 2 giugno 2021 il Maestro Roberto, al secolo Roberto Sconocchini, ha pubblicato sul suo blog un post dedicato al ted talk sullo sharenting di Gianluigi Bonanomi:

Quali sono i rischi che corriamo nel condividere le foto dei nostri figli attraverso i social?

Quello che viene definito “sharenting” è un fenomeno sempre più dilagante che, muovendo da motivazioni assolutamente innocenti, rischiano di innescare conseguenze assai pesanti, nel breve e nel lungo termine.

Gianluigi Bonanomi è stato il primo a scrivere un libro sullo sharenting ed ha realizzato questo video per il TedX, svoltosi a Legnano il 15 maggio 2021, in cui illustracome “il fenomeno della “vetrinizzazione sociale” porti i genitori a sovraesporre i propri figli online: foto, video e informazioni finiscono sui social prima ancora che i bambini siano al mondo e, dopo, senza il loro consenso. Anche grazie a moltissimi esempi, spiega quali sono le conseguenze (anche gravi) di questi comportamenti e, infine, dà qualche possibile dritta per condividere in tutta sicurezza e nel pieno rispetto dell’identità digitale dei figli. In un’altra vita faceva il giornalista informatico, finché non si è accorto che scrivere di tecnologia sulla carta non aveva più senso.

Dal 2012, con la prima paternità, la sua attività di divulgazione si è arricchita di un nuovo tema: genitorialità e tecnologia. Da allora, aiuta famiglie, scuole e istituzioni a capire rischi e opportunità della Rete. Unico scrittore sul tema “sharenting” spiegherà nel suo intervento come la sovraesposizione dei figli debba essere affrontata con consapevolezza”.

Ecco il link diretto al video: https://youtu.be/LxwEkw6GT_c

Il video sullo sharenting del TedX

Il 15 maggio 2021 Gianluigi Bonanomi è stato invitato a tenere un Ted talk (sono conferenze di circa un quarto d’ora diffuse nel mondo sul sito ted.com) per TedX Legnano. Sul sito gianluigibonanomi.com si trova il “dietro le quinte” e la trascrizione dell’intervento: “Public speaking: come ho preparato il mio TedX“.

Il tema era quello dello sharenting. Il titolo: “Sharenting: perché le foto delle mie due figlie non sono online”.
Questa invece la descrizione dello speech:

Autore del primo libro sullo sharenting, Gianluigi Bonanomi spiega come il fenomeno della “vetrinizzazione sociale” porti i genitori a sovraesporre i propri figli online: foto, video e informazioni finiscono sui social prima ancora che i bambini siano al mondo e, dopo, senza il loro consenso. Anche grazie a moltissimi esempi, spiega quali sono le conseguenze (anche gravi) di questi comportamenti e, infine, dà qualche possibile dritta per condividere in tutta sicurezza e nel pieno rispetto dell’identità digitale dei figli.

Il video del TedX sullo sharenting

Ora è finalmente disponibile il video dell’evento, della durata di 13 minuti. Puoi riguardarlo qui:

Sharenting: di cosa si tratta e perchè sarebbe meglio evitarlo [articolo di Alfemminile.com]

[Questo articolo, che cita il nostro libro, è stato pubblicato su Alfemminile.com nel maggio 2021.]

Da sempre, i genitori hanno avuto la tendenza a esibire i propri figli, specialmente i più piccoli, come prestigiosi trofei. Quante volte ti è capitato di imbatterti in una neo mamma o un neo papà desiderosi di mostrarti a tutti i costi le ultime foto dei loro cuccioli? Oggi questa abitudine si è trasferita sui social e ha assunto anche un nome: sharenting. Sempre più spesso, infatti, le bacheche di Facebook e Instagram si trasformano in album ricordi di dominio pubblico, dove immagini di minori vengono condivise con fin troppa leggerezza. Per evitare che i nostri bambini incorrano nei pericoli della rete, leggi questo articolo e scopri quali accorgimenti adottare e perchè sarebbe meglio attenuare il nostro bisogno di sharenting.

Il significato di sharenting

Sharenting è un anglicismo che ha origine dalla crasi tra i termini inglesi “share” (condivisione) e “parenting” (genitorialità). Ma di cosa si tratta? Lo sharenting è un’abitudine piuttosto diffusa tra i genitori del nuovo millennio e consiste nella pubblicazione compulsiva sui social network da parte di mamma e papà di foto e video che ritraggono i propri bambini, soprattutto quando molto piccoli. Questa pratica ha preso piede a tal punto da rendere necessaria la coniazione di una nuova espressione per identificarla, che di recente è finita persino sul Collins, uno dei più autorevoli tra i dizionari inglesi.

L’ecografia, i primi passi, la perdita del primo dentino da latte, insomma, sempre più spesso, i profili Facebook e Instagram di molti genitori si trasformano in una sorta di documentario social in cui è possibile monitorare la crescita dei loro figli.

Trattandosi di un tema oggigiorno sempre più attuale, il giornalista informatico ed esperto di comunicazione Gianluigi Bonanomi ha ritenuto necessario aprire il dibattito anche in Italia e ci è riuscito grazie al suo libro formativo dal titolo “Sharenting. Genitori e rischi della sovraesposizione online”, in cui fornisce consigli e informazioni di cui spesso le figure genitoriali sono sprovviste quando si tratta di social media.

Perchè i genitori fanno sharenting?

Come dicono a Napoli, “Ogni scarrafone è bell’ ‘a mamma soja”. Insomma i genitori, ma soprattutto le mamme, tendono a pubblicare foto e postare video dei propri figli soprattutto per un desiderio di esibizione in quanto convinti che la loro unicità meriti di essere condivisa su pubblica piazza così come il loro incommensurabile orgoglio. Partendo da qui, è evidente che un’altra delle motivazioni che spingono mamma e papà a praticare lo sharenting è dovuta al bisogno, a tratti ossessivo, di ricevere approvazioni e consensi sotto forma di like e commenti sui social network. Questi, consapevoli dell’effetto che le immagini dei bambini possono avere sulle persone, pubblicano continuamente contenuti loro riguardanti per ricevere “mi piace” e attenzioni. Al tempo stesso, lo sharenting è una diretta conseguenza del periodo storico che stiamo vivendo, l’era digitale in cui il dominio degli influencer scaturisce in alcuni (molti) di noi la voglia irrefrenabile di condividere ogni aspetto della nostra vita con gli altri, annullando qualunque tipo di filtro e pretesa di privacy.

Quali sono i rischi?

Per quanto possa sembrare apparentemente innocuo, lo sharenting è un fenomeno da non sottovalutare e da trattare con le dovute cautele. Mettere online immagini che ritraggono i nostri bambini può comportare, infatti, importanti conseguenze, anche a lungo termine, che spesso tendiamo a ignorare nel momento in cui selezioniamo una foto da postare sui social. Di seguito, ti elenchiamo quelli che possono essere i principali pericoli legati allo sharenting così da prenderne consapevolezza e agire in modo più accorto:

Il primo aspetto problematico legato allo sharenting è senza dubbio quello della privacy. La continua condivisione di immagini private fa sì che tutti possano avere accesso a un parte consistente della nostra vita. In questo senso, merita una considerazione anche il fatto che i bambini non siano consapevoli né di conseguenza consenzienti rispetto al repertorio postato negli anni dai genitori sui social network. Dunque, quando crescono, questi potrebbero rivelarsi contrari alla presenza sulla rete di materiale che li vede protagonisti. A volte capita che gli adolescenti siano a tal punto imbarazzati da questo archivio digitale pubblico da intentare persino delle cause legali contro i propri genitori, colpevoli di aver violato il loro diritto alla privacy, costringendoli così a rimuovere qualunque immagine che questi reputino una minaccia nei confronti della propria reputazione. Inoltre, fornire dati sensibili sulle piattaforme social potrebbe esporli a un eventuale furto d’identità.

Lo sharenting rappresenta una minaccia non soltanto per la privacy, ma anche pe la sicurezza dei bambini. Condividere in modo spasmodico immagini e informazioni sensibili può esporre i nostri figli a grandi pericoli e, soprattutto, alle attenzioni di malintenzionati che, attingendo ai post caricati ingenuamente dai genitori sui social-network, sono in grado di reperire gratuitamente materiale pedopornografico.

Inoltre, quando siamo convinti di voler postare la vita dei nostri figli sui social ricordiamoci che questi un giorno diventeranno adolescenti e potrebbero finire nel mirino di cyberbulli, i quali, trovando una loro vecchia foto, magari buffa, online, potrebbero sfruttarla per deriderli e umiliarli.

In generale, per quanto le intenzioni di mamma e papà possano essere genuine e del tutto comprensibili, sarebbe opportuno che questi si “disintossicassero” dai social per dare il buon esempio ai figli, altrimenti c’è il rischio che anche loro, una volta cresciuti, trascorrano troppo tempo al telefono.

I consigli utili per mamma e papà

E dopo averti illustrato i rischi che si celano dietro lo sharenting, ecco alcuni suggerimenti su come aggirarli e tutelare i nostri bambini:

  • Avere consapevolezza dei pericoli presenti online.
  • Moderare il proprio utilizzo dei social network.
  • Godersi gli attimi senza farsi ossessionare dal desiderio di condivisione.
  • Evitare di postare foto in cui siano inquadrati i visi o parti intime dei più piccoli.
  • Rendere privati i propri account così da scremare il potenziale pubblico e condividere i propri contenuti soltanto con follower fidati e autorizzati.
  • Sensibilizzare i genitori sulla tematica.
  • Mettersi nei panni dei propri figli e realizzare il disagio che le proprie azioni potrebbero generare in loro una volta cresciuti.

La sovraesposizione dei figli online: recensione di Inside Marketing

Questo articolo è stato pubblicato su Inside Marketing il 2 maggio 2021

Sharenting. Genitori e rischi della sovraesposizione dei figli online

Più spesso di quanto si immagini sono i genitori a esporre inconsapevolmente i minori a una serie di pericoli online: dal cyberbullismo al grooming, passando per la violazione della privacy. Nel saggio – che a guardare bene non si rivolge solo ai genitori ma a chiunque abbia a cuore il benessere digitale dei più piccoli – qualche consiglio pratico e immediato per evitare di sovraesporre i bambini con le proprie attività in Rete.

sharenting gianluigi bonanomi

Essere genitori di bambini in Rete, di bambini che passano cioè una fetta consistente della propria giornata connessi e impegnati in innumerevoli attività online, non deve essere semplice. Basta questo a spiegare perché negli anni sono proliferate le uscite editoriali dedicate a come essere perfetti genitori digitali, come cercare di mettere al riparo i propri figli dai rischi che possono provenire dalla Rete, come trasformarsi al bisogno persino in buoni insegnanti di educazione civica digitale. Nel saggio “Sharenting” Gianluigi Bonanomi prova  ad andare oltre, però, il solito approccio “manualistico” – reso impossibile, peraltro, anche dal numero ridotto di pagine, perché il testo è snello e adatto soprattutto a chiunque si approcci per la prima volta a temi come questi – e a guardare più pragmaticamente a un aspetto spesso trascurato: come evitare che siano le abitudini digitali, quello che gli adulti fanno online a sovraesporre i più piccoli ai pericoli della Rete?

Nel corso della lettura si avrà l’impressione, del resto, che il titolo del saggio (edito da Mondadori Università nel 2020) avrebbe tranquillamente potuto essere «Oversharenting»: la tesi sposata dall’autore è, infatti, che non sia tanto la sporadica condivisione di una foto in vacanza con i figli o di uno stato che celebri piccoli grandi successi come la prima gattonata e, ancora, un TikTok simpatico a ora della merenda a minare la sicurezza digitale del bambino, quanto il fatto che i genitori lo rendano continuamente “oggetto” delle proprie attività online.

VIP O MENO, SPESSO SONO I GENITORI A ESPORRE I FIGLI IN RETE (E NON È SEMPRE UN BENE)

Per sostenerla in “Sharenting” Gianluigi Bonanomi parte dalla cronaca: oggi non c’è (quasi) nessuno che non conosca Leone Ferragni, i figli di Gwyneth Paltrow, Mariano Di Vaio o persino di Mark Zuckerberg ed è perché questi genitori “vip”, come molti altri che così abituati ai riflettori decisamente non sono, non resistono alla tentazione di condividere con i propri follower scatti dall’album di famiglia, istantanee dalla vita di tutti i giorni. Qualche volta i risvolti sono persino grotteschi: è stata la stessa Apple (Paltrow), per esempio, a rimbrottare pubblicamente la madre su Instagram per aver continuato imperterrita a postare foto di entrambe dopo che le aveva esplicitamente chiesto di non farlo. Di aneddoti simili nel saggio non ne mancano e finiscono per renderne la lettura interessante e curiosa anche per chi non abbia impellenza di capire come prendersi (meglio) cura del benessere digitale dei propri figli.

Se una ricetta perfetta per essere dei bravi genitori del resto, si sa, non esiste, non esiste nemmeno quella per essere buoni genitori digitali: il saggio così apre interrogativi di più ampio respiro e suggerisce percorsi di riflessione di più ampia portata prima di provare a dare risposte definitive per genitori di nativi digitaliin affanno a comprendere che voglia dire e come si possa trascorrere la propria intera esistenza “onlife”.

Ciò non vuol dire che l’autore non offra spunti teorici interessanti. In “Sharenting” Gianluigi Bonanomi cita studi e ricerche che provano a spiegare cosa spinge mamme e papà a voler condividere a tutti i costi con i propri amici su Facebook o i propri follower di Instagram foto, video e altri contenuti che hanno per protagonisti i propri bambini: piccolo spoiler, c’entra quella stessa emozione della cura che ha reso i gattini le vere star della Rete.

Il testo fornisce inoltre numeri – stimati, va da sé – di quante vittime di cyberbullismo lo siano state anche “per colpa” di contenuti imbarazzanti (foro in pannolino, video in cui sporchi di pappa tentano disperatamente di portare il cucchiaio alla bocca) condivisi da genitori di certo più orgogliosi di mostrare al mondo quanto bravi in prima persona siano stati con spannolinamento e svezzamento che lungimiranti rispetto a come gli stessi rischiano di intaccare immagine e reputazione del figlio una volta cresciuto. E, ancora, accenna a possibili profili di responsabilità legale per genitori, tutori e altre figure chiave per il bambino quando gli stessi fanno “overposting” di contenuti e informazioni che lo riguardano.

CON “SHARENTING” GIANLUIGI BONANOMI INVITA A RIFLETTERE SULLA RESPONSABILITÀ (COLLETTIVA) DEL BENESSERE DIGITALE DEI PIÙ PICCOLI

In un futuro – che per qualche ordinamento è già presente – ci potrebbero essere sempre più genitori portati davanti a un giudice dai figli ormai maggiorenni e chiamati a rispondere di quello che hanno postato quando erano piccoli. È possibile, però, che lo stesso avvenga con parenti, genitori di amici, insegnanti e via di questo passo?

Ancora una volta il saggio si rivela interessante anche per chi di figli piccoli di cui curare presenza, immagine, reputazione e benessere digitale non ne abbia. Crescere cittadini digitali consapevoli non può che essere, del resto, una responsabilità collettiva, proprio come come “con l’impegno di tutti” è la risposta più onesta alla domanda “come si costruisce un web a misura di bambini?”. In “Sharenting” Gianluigi Bonanomi, così, non dà ai genitori rimedi magici per tenere i propri figli completamente al riparo dai rischi della Rete (e sono rischi dei più svariati, che vanno dal cyberbullismo al grooming e il revenge porn, passando per l’hate speech) ma a tutti tracce utili da seguire perché le proprie abitudini digitali possano davvero da buon esempio ai più piccoli frequentatori della Rete.

Conosciamo lo sharenting

Intervista su genitorialità e tecnologia per il podcast That’s Y

L’8 aprile 2021 sono stato intervistato da Giulio Beronia, per il podcast Thats’s Y, sul tema “genitorialià e tecnologia”, con focus anche sullo sharenting. Questa la presentazione della puntata:

Perché il digitale ostacola il dialogo in famiglia? Cosa differenzia veramente le generazioni: la tecnologia o la comunicazione?

Con Gianluigi Bonanomi, esperto di comunicazione digitale, formatore/autore/giornalista e CEO di Link&Lead, in una ritmatissima chiacchierata affrontiamo i temi cruciali delle competenze digitali e della consapevolezza tecnologica per adulti, giovani e bambini. Sfiorando gli aspetti di cybersecurity con qualche tip saliente ci soffermiamo sui Millennials “neo-genitori” e le pratiche (buone e cattive) tra sharenting, benessere digitale e regole necessarie.
Scopriamo anche quanto questo momento storico possa permettere, nello scambio tra generazioni rispetto alla tecnologia, un potenziamento della padronanza tecnologica degli adulti anche a livello professionale e nell’uso di Linkedin.

Approfondimenti: https://www.gianluigibonanomi.com e il centinaio di episodi del suo podcast “Genitorialità e Tecnologia”: www.spreaker.com/show/genitorialita-e-tecnologia

SPECIAL GUEST PLAYLIST (https://spoti.fi/2Mr6bfk )
La canzone suggerita da Gianluigi: “Non è per sempre” degli Afterhours (www.youtube.com/watch?v=qQK5aYNfd_M)

Ascolta “”Genitorialità e Tecnologia” con Gianluigi Bonanomi [Generations Defiance]” su Spreaker.

Se i genitori fanno business con le foto online dei figli [articolo per Agenda Digitale]

Questo articolo è stato pubblicato su Agenda Digitale il 5 marzo 2020.

Share+parenting = condividere immagini dei propri figli sui social. Spesso viene fatto senza secondi fini, ma c’è anche chi sfrutta il fenomeno per monetizzare: è il commercial sharenting. Con quali effetti sui minori? Cosa prevede la legge? Esempi e applicazioni

Lo sharenting (share + parenting) è la condivisione online delle immagini dei propri figli. Quando viene fatto per monetizzare, prende il nome di Commercial sharenting. E ha diversi rischi.

Lo sharenting non ha sempre le stesse motivazioni: spesso i genitori sono fieri dei loro pargoli e, spesso per scarsa alfabetizzazione informatica, non si rendono conto né dell’imbarazzo che potrebbero provocare loro, soprattutto quando saranno cresciuti, né dei rischi a cui li espongono. Non mancano però genitori che, al contrario, hanno competenze informatiche e di comunicazione superiori alla media e sfruttano queste capacità per guadagnare anche dalle immagini dei figli.

Il commercial sharenting è ben spiegato dall’avvocato Leah Plunkett nel suo libro “Sharenthood: Why We Should Think before We Talk about Our Kids Online“, ovvero “perché dovremmo pensare prima di parlare dei nostri figli online”. Per Plunkett, componente del team “Youth & Media” del “Berkman Klein Center for Internet & Society” dell’Università di Harvard, quando il commercial sharenting si insinua in un piccolo schermo, è possibile vedere contenuti come prime mestruazioni, scherzi di famiglia che l’algoritmo di Youtube suggerisce di guardare.  Non mancano bambini che giocano coi gatti e adolescenti che giocano con le tigri.

Commercial sharenting: quando i figli diventano uno strumento per fare soldi

DaddyOFive è stato un canale molto seguito su Youtube. Nel 2017, prima di sparire, poteva vantare qualcosa come 750.000 iscritti, con video che superavano abbondantemente il milione di visualizzazioni. Il segreto del suo successo erano gli scherzi che i genitori, poco più che trentenni, facevano ai danni dei loro cinque figli. Scherzetti non proprio innocenti: in alcuni casi rompevano i giochi dei bambini o dicevano loro che li avrebbero dati in adozione. Per gli autori, sceneggiate preparate a beneficio della telecamera e degli spettatori. Non così per le autorità statunitensi, che hanno condannato i genitori a cinque anni di libertà vigilata.

Questo è uno degli esempi più rappresentativi di commercial sharenting. Che effetto ha sui bambini? Secondo uno psicologo consultato durante il processo, due dei figli della coppia hanno sperimentato disfunzioni mentali e psicologiche. Plunkett sottolinea inoltre come la legge non potrà mai anticipare i problemi futuri di questi ragazzi che cresceranno, matureranno e contemporaneamente dovranno confrontarsi con l’immagine cristallizzata della loro infanzia su Internet.

DaddyOFive ha proseguito le trasmissioni con un tono ben più pacato e sotto il nome di FamilyOFive. Accanto a questi esempi di commercial sharenting è possibile trovarne altri apparentemente innocui, in cui i figli vengono esposti con la scusa di realizzare video educativi su “come essere buoni genitori”.  Non si tratta di psicologi o esperti: semplici genitori che si sentono influencer, che cercano di arrotondare le loro entrate o di ritagliarsi un quarto d’ora di pubblicità dispensando consigli. E coinvolgendo i loro bambini.

Il successo di questi canali è notevole: almeno in parte, si può spiegare col fatto che altri genitori vedono queste informazioni come vere, più autentiche e genuine, perché arrivano da madri e padri veri, non da generici “professori”. Lo stesso meccanismo che porta le persone a fidarsi degli influencer più che dei giornalisti: i primi vengono visti come disinteressati, al contrario dei secondi.

Privacy e minori: come proteggerli dalla schedatura digitale?

Plunkett evidenzia come attualmente la legge non sia adeguata a proteggere le persone dai rischi dello sharenting, commerciale o meno, in particolare negli Stati Uniti. In Europa abbiamo il GDPR, che consente quantomeno di poter chiedere ai colossi del web di cancellare i dati che ci riguardano in loro possesso. Ma sono ancora molti i passi da fare per garantire la privacy a cui hanno diritto anche i bambini: il GDPR infatti può permettere a un adulto di cancellare informazioni, non a un genitore di condividerle in maniera indiscriminata.

Leah Plunkett estende, e non di poco, la definizione di sharenting, e include qualsiasi raccolta dei dati relativa ai figli: le app per la fertilità, i baby monitor, addirittura i servizi cloud su cui si conservano foto e filmati. Usando questi servizi, si cedono informazioni commerciali, di cui perdiamo il controllo, alle aziende. Atteggiamenti molto meno pericolosi rispetto all’esposizione delle foto dei figli online, magari corredate di nome, cognome e dettagli, ma sempre correlata ad una “schedatura” digitale dei bambini.

Dalle ecografie alla laurea: il rischio è di registrare ogni azione dei bambini che nasceranno dal prossimo decennio, generando un dataset che, sottolinea Plunkett, verrà sfruttato da governi, operatori del marketing e persone con cui darsi un appuntamento. A scapito della possibilità di sbagliare, fondamentale per la crescita. Con questi dataset, il rischio è che ogni sbaglio rimanga scolpito per sempre nella roccia.

Il mondo digitale, attualmente, ha la memoria di un elefante. La soluzione è quindi una sola: condividere il meno possibile informazioni (immagini, ma non solo) sui propri figli. Anche solo per evitare che siano martellati di pubblicità mirata e confezionata per loro non appena avranno l’età per accedere a Internet senza la supervisione di mamma e papà.

Social e ragazzi: la mia intervista per il Corriere Economia

Il 22 febbraio 2021 Umberto Torelli de Il Corriere della Sera Economia mi ha intervistato sul tema dell’uso dei social da parte dei ragazzi. Ecco l’articolo intero:

L’età in cui gli adolescenti hanno tra le mani un telefonino si abbassa sempre più. L’Osservatorio nazionale adolescenza, dopo un esame degli scorsi mesi sui bambini delle scuole elementari, stima che oltre l’80% dei minori monitorati ha ricevuto il primo smartphone entro i dieci anni d’età. In genere il regalo per la prima comunione. Spiega la presidente Maura Manca, psicoterapeuta dell’età evolutiva: «una valutazione al ribasso perché negli ultimi cinque anni il dato è cresciuto in modo costante, ormai pochi ragazzi ne arrivano sprovvisti in prima media».
E sui Social lanciano sfide. Le challenge. Primo tra tutti
TikTok. Nel mondo secondo i dati ComScore ha superato 800 milioni di utenti, mentre nel nostro Paese siamo sopra 8 milioni, in crescita del 377% nell’ultimo anno. In maggioranza parliamo di adolescenti. I tragici fatti di cronaca di questi giorni parlano dei decessi di minori dovute a sfide. Prima la bambina di dieci anni di Palermo, poi quella del bimbo di soli nove di Bari. Quest’ultimo per un triste gioco di emulazione.
Secondo Gianluigi Bonanomi, formatore di comunicazione digitale, uno dei maggiori pericoli riguarda la creazioni di account multipli. Diversi ragazzi usano le stesse credenziali per governare un unico profilo, o peggio si scambiano password per accedere ai social con identità altrui. «Usando piattaforme come ThisCrush e Omegle che consentono di chattare e scambiarsi info in completo anonimato». Scovarli molto difficile. Se non impossibile.

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Lo sharenting dopo la pandemia [intervista per Genitoriinrete]

L’8 febbraio 2021 Paloma Donadi di Genitorinrete mi ha intervistato per l’articolo “Sharenting: i figli messi in vetrina dai genitori“. Il tema era quello dei rischi dello sharenting e ho voluto sottolineare come sono cambiate le cose durante il lockdown.

Ecco il mio contributo:

Quali sono i rischi dello sharenting

Per elencarli tutti i rischi dello sharenting bisognerebbe scriverci un libro. E c’è chi lo ha fatto. Gianluigi Bonanomi è un papà, giornalista e formatore, autore di “Sharenting – Genitori e rischi della sovraesposizione dei figli online” (ed. Mondadori).

Gianluigi è artefice anche del sito www.sharenting.it ricco di informazioni, che contiene anche un test di autovalutazione per capire quanto sei a rischio. Gli abbiamo chiesto se secondo lui la situazione in Italia stia migliorando o peggiorando:

La situazione, ahimè, non sta affatto migliorando. Il trend è negativo da qualche anno, soprattutto perché i genitori hanno, rispetto al passato, più canali per condividere, più spazi da riempire, più like da inseguire: dopo Facebook, papà e mamme si sono spostati in massa su Instagram, poi TikTok, senza trascurare i sistemi di messaggistica vecchi e nuovi.

Trend in forte crescita, dicevo, fino all’esplosione durante il lockdown del 2020: tutti chiusi in casa, senza la possibilità di condividere contenuti su vacanze, gite, cene, concerti, sport e così via, che cos’altro potevano condividere se non la propria vita privata? E nella vita di un genitore, qual è il soggetto che acchiappa più like?

Si è riscontrato quindi un boom di condivisioni: non abbiamo ancora i dati definitivi, del resto la pandemia è ancora in corso, ma sospetto vi sia stata davvero un’impennata.

Mentre accadeva tutto questo, mentre spostavamo le nostre vite online, pochi si sono preoccupati di capire quali sono i rischi di questi comportamenti. E non parlo solo di privacy, ma anche di sicurezza, bullismo, grooming e altro ancora.”

Nulla di buono, dunque. Di sicuro non aiuta vedere i numerosi esempi negativi di vip e influencer, che documentano in diretta web ogni istante della vita dei loro figli, primi fra tutti Fedez e Chiara Ferragni.

Ha fatto parlare il caso della madre di un ragazzo sedicenne, condannata dal Tribunale di Roma a rimuovere le immagini e i contenuti pubblicati sui social, contro il volere del figlio, pena 10.000 euro di sanzione.

La legge parla chiaro: per pubblicare le foto dei figli su internet occorre il consenso di entrambi i genitori. Se anche uno solo dei genitori non è d’accordo, il contenuto non è pubblicabile. I figli sono a tutti gli effetti degli individui, con una dignità da difendere e dei diritti tutelati dalla legge. È paradossale che siano proprio i loro genitori a non capirlo.