Il primo luglio del 2020 il portale Mamme.it ha pubblicato la recensione di Sharenting, eccola.
Negli ultimi anni i social stanno occupando sempre più spazio nelle nostre vite e ci ritroviamo a condividere foto su foto riguardanti le nostre giornate, cosa mangiamo, come occupiamo il tempo e così via.
In particolare, si sta diffondendo il cosiddetto fenomeno dello Sharenting, combinazione delle parole parenting (essere genitori) e sharing (condividere); in sostanza con questo termine si intende l’uso eccessivo dei social da parte dei genitori che utilizzano i propri spazi sul web per condividere esclusivamente contenuti riguardanti i propri figli.
Secondo alcune ricerche, circa sette genitori su 10 pubblicano foto dei figli sui social media; un numero abbastanza alto che bisogna tenere in considerazione per capire il perché di questo fenomeno e se può essere in qualche modo rischioso.
A tal proposito, Gianluigi Bonomi nel suo saggio dal titolo “Sharenting”, riporta un interessante studio, spiegando in modo approfondito i rischi dietro questa tendenza alla eccessiva esposizione online.
Non solo vip, lo sharenting spopola anche tra i genitori comuni
Un esempio lampante di mamma social è Chiara Ferragni che, giornalmente, ci inonda di foto e video con protagonista il figlioletto Leone; ultimamente però questa pratica si sta diffondendo anche tra le persone comuni, diventando un vero e proprio trend.
Prima di condividere qualsiasi contenuto, in particolare se riguardante un minore, bisognerebbe interrogarci sui rischi del postare tale foto, o video sul web.
Uno studio condotto nel 2015 dal Family Online Safety Institute ha rilevato che circa il 20% dei genitori ha pubblicato sui social contenuti sul figlio, che, in futuro, egli potrebbe trovare imbarazzanti.
Inoltre, un genitore su 10 aveva ricevuto dal figlio la richiesta di rimuovere un post che lo riguardava. Altro dato interessante possiamo prenderlo da una ricerca italiana del 2017 secondo cui, circa l’87% delle mamme intervistate ritiene che il pubblicare foto dei figli sia un diritto.
I rischi dietro lo Sharenting
Un’azione di pochi secondi, apparentemente innocua, come il condividere una foto di nostro figlio su Instagram può davvero essere così pericolosa?
Secondo gli esperti, sì! Non è solo una questione di imbarazzo, il pubblicare certi contenuti può seriamente mettere in pericolo la privacy dei nostri figli. Sovraesponendo i bambini online mettiamo a disposizione di tutti informazioni riguardanti la loro vita, aumentando a dismisura il rischio di bullismo, cyberbullismo o furto d’identità.
Per proteggerli è bene impostare dei confini che devono essere rispettati; bisogna condividere in modo consapevole e soprattutto non deve diventare un’abitudine: prima di condividere un qualsiasi contenuto pensate alle conseguenze che può avere sul futuro del vostro bambino.
https://sharenting.it/wp-content/uploads/2020/07/sharenting_mondadori_università_bonanomi_recensione_mamme.it_.png320830GianluigiBhttps://sharenting.it/wp-content/uploads/2020/04/Logo-Sharenting-2-300x90.pngGianluigiB2020-07-02 12:54:532020-07-02 12:54:53FOTO DEI FIGLI SUL WEB: PER L'87% DEI GENITORI É UN DIRITTO [articolo di Mamme.it]
Scattare foto ai figli fa parte della normale vita di una famiglia, e condividerle con i parenti è un gesto estremamente naturale, esattamente come mostrare loro l’album di famiglia. La tecnologia ha semplificato questo tipo di condivisione e grazie a Internet è possibile rendere partecipi della crescita di un figlio anche i familiari più lontani, che magari abitano dall’altra parte del pianeta. Non tutti gli strumenti però sono uguali e usare certe piattaforme è meno sicuro di altre, dal punto di vista della privacy.
Sarebbe infatti consigliabile evitare di condividere immagini pubblicamente, dove tutti possono vederle, per esempio appoggiandosi a Facebook, Instagram e simili. Facendolo, si esporrebbero i propri figli a dei rischi, a partire da quello – remoto ma non inesistente – di attirare l’attenzione di pedofili, che potrebbero usare queste immagini, ritoccarle, sessualizzarle e condividere nei circoli dei pervertiti, oltre che ricavare informazioni sensibili (nome, età, scuola frequentata e via dicendo).
C’è un altro problema nell’usare queste piattaforme che spesso si sottovaluta: l’uso che viene fatto di questi dati. I social network monetizzano dalle informazioni personali e offrono gratuitamente un servizio in cambio di queste: tutto quello che pubblichiamo (o semplicemente ricondividiamo, seguiamo e clicchiamo) non fa che alimentare gli algoritmi con ulteriori informazioni, che spesso offriamo inconsapevolmente, ma che fanno gola ai reparti marketing delle aziende, che le useranno per bombardarci. Postando foto dei nostri figli daremo ulteriori informazioni su di noi e – soprattutto – su di loro che, ancora prima di toccare uno schermo, saranno in qualche maniera schedati. Questo vale anche se la privacy del nostro profilo è impostata su criteri molto stringenti: possiamo celare le informazioni ad altri utenti, non al social stesso, che non avrà remore a usarle per scopi di marketing.
Le app per uno sharenting sicuro: Family Album e Tinybeans
Come possiamo far vedere ai nonni le foto dei loro nipotini senza dover passare per i social? Gli strumenti non mancano, a partire da WhatsApp o i vari servizi cloud come OneDrive di Microsoft, Google Drive o il diffusissimo DropBox. Certo, queste applicazioni non sono concepite per questo tipo di utilizzo e non tutti potrebbero trovarle user-friendly – comode da usare. Non mancano però una serie di applicazioni più intuitive che garantiscono la privacy dell’utenza. Al contrario di quanto accade coi social network, infatti, le società che sviluppano queste applicazioni ragionano su un modello di business differente e non monetizzano sui dati degli utenti ma su altro, per esempio vendendo funzionalità aggiuntive, come la possibilità di stampare fotolibri e spedirli a casa degli utenti, facendo pagare lo spazio di archiviazione o la possibilità di condividere video, oltre che immagini.
Una delle più apprezzate è Family Album, disponibile gratuitamente sia per Android sia per iOS. È gratuita per un utilizzo di base, ma include una serie di funzionalità premium a pagamento, a partire dalla possibilità di caricare video più lunghi (10 minuti al posto dei 3 della versione gratuita) e di effettuare i caricamenti anche da computer, senza passare necessariamente per lo smartphone.
Una valida alternativa è Tinybeans, anche questa tradotta in italiano e gratuita nelle sue funzioni di base ma, rispetto alle altre, si affida alla pubblicità. È possibile rimuoverla abbonandosi al servizio, fatto che permetterà anche di godere della spedizione gratuita dei fotoalbum acquistati tramite il servizio.
Queste app sono davvero sicure?
Garantire la sicurezza informatica è praticamente impossibile. Del resto, se gli hacker riescono a superare le barriere di banche, industrie e governi, non sarà certo una app a frenarli. Sicuramente usare questi servizi è ben più sicuro rispetto alla classica condivisione sui social, per una serie di motivi. Il primo è i social network sono strutturati per condividere il più possibile ogni dato, per massimizzare la reach, il numero di persone raggiunte da ogni post. Vero che quasi tutti i social offrono funzioni per limitare la portata, per contenere i post all’interno di una ristretta cerchia di persone, ma queste funzioni non sempre sono facilmente comprensibili a tutti gli utenti e, soprattutto, cambiano con una frequenza impressionante, rendendo molto difficile stare dietro alle costanti novità.
Queste app, di contro, sono blindate sotto questo profilo e non corriamo il rischio che qualche parente poco avvezzo con l’informatica le condivida per errore al di fuori della ristretta cerchia dei familiari. Non solo: fatta esclusione per Tinybeans, le app citate non hanno pubblicità e – almeno sulla carta – non basano il loro business sulla raccolta di dati pubblicitari.
Questo non significa che siano invulnerabili, anche perché si appoggiano tutte sui servizi cloud di AWS: un errore di configurazione da parte degli sviluppatori potrebbe inficiare le misure di sicurezza implementate. Niente panico, però: si tratta di un problema comune a qualsiasi app e oggettivamente molto remoto, anche se non del tutto trascurabile.
Ecco perché, in ogni caso, è sempre meglio fare sempre un po’ di attenzione quando si condividono immagini, anche se si usano queste app. Per esempio, evitando la foto del primo bagnetto, dei cambi di pannolino e, in generale, le nudità.
https://sharenting.it/wp-content/uploads/2020/06/bonanomi_sharenting_app_tinybenas_family_album.png320830GianluigiBhttps://sharenting.it/wp-content/uploads/2020/04/Logo-Sharenting-2-300x90.pngGianluigiB2020-06-20 12:28:282020-06-20 12:28:28Sharenting, due app per condividere in sicurezza le foto dei figli con parenti e familiari
Il 19 giugno 2020 il sito Mumadvisor ha pubblicato questa recensione di Sharenting:
Sharenting: quando i figli sono le star (e vittime) dei profili social di mamma e papà
Il libro che parla di un fenomeno sempre più radicato tra i genitori. “Sharenting”, scritto dal giornalista e formatore Gianluigi Bonanomi che accende i riflettori sull’abitudine di molte mamme e papà di mettere in rete l’immagine dei proprio figli.
Mentre giocano, mentre nuotano al mare, a volte pure durante un capriccio o – addirittura – mentre si siedono per la prima volta sul vasino. Di foto di bambini, sul web, ce ne sono tantissime e a pubblicarle sui social sono, di norma, proprio i genitori: ma è giusto? Si rischia davvero qualcosa mettendo su internet un innocente foto di nostro figlio? E se pubblichiamo, perché lo facciamo?
Questo fenomeno, cioè genitori che mettono online scatti in posa o rubati dei propri bambini, ha un nome e si chiama Sharenting(Share: condivisione + Parenting: genitorialità), ovvero – secondo il giornalista e formatore Gianluigi Bonanomi, autore del libro che approfondisce proprio questo fenomeno – “ l’abitudine, anzi la pessima abitudine, dei genitori di pubblicare online contenuti riguardanti i propri figli tanto per raccattare qualche like in più”.
Così, mamme e papà, anziché essere gli angeli custodi dei figli sono invece i loro primi nemici.
Ma è davvero così grave pubblicare una foto di nostro figlio online?
Prima di arrivare a dare una risposta a questa domanda, Gianluigi Bonanomi nel suo ultimo libro “Sharenting” edito da Mondadori Informatica, cerca di scavare più a fondo, cercando di andare a capire quali sono le motivazioni che spingono una mamma o un papà a “rubare” scatti ai propri figli per poi pubblicarli su Instagram piuttosto che su Facebook.
“Si parla di vetrinizzazione sociale o della genitorialità – spiega – viviamo nell’epoca dei social che rappresentano il nostro modo di esporci costantemente e oramai ci sembra normale condividere qualsiasi attimo della nostra vita: quando siamo ad un concerto riprendiamo una canzone anziché ascoltarla, quando siamo al ristorante si fotografa il piatto prima di mangiarlo e, quindi, a molti genitori sembra assolutamente naturale condividere le esperienza belle fatte con i figli”.
E i numeri non sono certo confortanti, secondo uno studio americano infatti pare che il 20% dei genitori iscritti ad un canale social ha l’abitudine di pubblicare immagini o video che hanno come protagonisti i propri bambini e, per stare più vicino a noi, in Italia, l’88% delle mamme che ha pubblicato online scatti dei figli non ha mai chiesto loro il permesso.
Ma c’è un’altra motivazione che porta i genitori a fare Sharenting: ovvero, l’insicurezza. Ricevere like e commenti positivi sotto le immagini postate dei propri figli fa crescere in loro autostima, una sorta di pacca sulla spalla virtuale che va a colmare quel senso di inadeguatezza che molti genitori hanno.
“E’ come se alcuni genitori volessero avere la conferma di essere bravi, di star facendo un buon lavoro e hanno il bisogno di mettersi in mostra e di sentirsi apprezzati attraverso il web”.
I genitori non sanno a cosa vanno incontro
Nel libro Gianluigi Bonanomi espone dati, numeri, ricerche, esempi. Che sicuramente fanno molto riflettere, ma che ci portano a fare un’unica domanda: che rischi ci sono a pubblicare foto dei figli? Innanzitutto, li priviamo del loro naturale diritto di privacy che non è cosa da poco: come detto, è difficile che un genitore chieda prima al proprio figlio se può o meno pubblicare una sua foto su un social e quindi spesso i figli ne sono inconsapevoli. Va da sé che per quanto riguarda i neonati, la cosa è impossibile, ma spesso lo Sharenting si protrae anche quando i bambini sono cresciuti e una volta che questi ultimi imparano ad usare il computer, spesso si ritrovano davanti le foto in cui sono protagonisti inconsapevoli, anche in atteggiamenti magari imbarazzanti: al mare col costumino, in bagno, addormentati sul seggiolone, in preda ad un capriccio.
Nel libro di esempi del genere, soprattutto di profili di personaggi famosi come Kim Kardashian piuttosto che Chiara Ferragni, ce ne sono tantissimi e si parla anche di alcuni casi all’estero in cui, una volta diventati maggiorenni, i figli hanno fatto causa ai propri genitori – vincendo – per danni d’immagine.
E il danno d’immagine, nel lungo elenco di rischi esposti dal giornalista e formatore Gianluigi Bonanomi, pare quasi essere il danno minore. La costante condivisione di dati riguardanti i propri bambini può davvero mettere a rischio la loro incolumità attirando i malintenzionati che con un semplice accesso a internet possono usufruire di numerosissime informazioni, dati sensibili come nome, cognome, luoghi frequentati, sapere dove sono in vacanza o quale scuola frequentano. Basta? No. Si parla anche di un altro fenomeno, il Grooming, ovvero l’addescamento di minori in rete; il più banale (ma non certo meno rischioso) furto d’identità, fino ad arrivare all’oramai noto cyber bullismo.
“Spesso foto e video imbarazzanti postati dai genitori, possono ritorcersi contro gli stessi figli se scovati da malintenzionati, o bulli”.
E allora è vietato pubblicare? No, ma – secondo l’autore di Sharentig – se proprio un genitore lo ritiene necessario dovrebbe almeno accertarsi di mettere dei paletti di sicurezza, come limitare la visibilità del profilo o delle immagini solo a persone della famiglia, o molto fidate.
“Il mio consiglio – conclude – è comunque sempre quello di evitare di pubblicare online foto o video di minori, più che altro per rispetto: diamo a loro il diritto di scegliere quale immagine digitale vorranno avere quando saranno grandi e diamo loro il buon esempio, se siamo noi i primi a pubblicare costantemente le loro immagini cosa faranno loro una volta che potranno usare i social?”
Questo libro ci è piaciuto perché: oltre a quello che vi ho anticipato in questo articolo, c’è molto di più. Ci sono molti approfondimenti che vale la pena leggere per essere davvero consapevoli di cosa significhi postare online, oltre che ad un utile test di auto-valutazione sui propri comportamenti digitali. E’ un libro che, da mamma, consiglio caldamente di leggere, che siate pro o contro lo Sharenting.
Chi ci segue da tempo sa che Gianluigi Bonanomi non è una voce nuova su Mumadvisor, con lui infatti abbiamo già collaborato ritenendo, quello dell’uso consapevole della tecnologia in famiglia – un tema più che mai importante e sul nostro canale Youtube (potete iscrivervi cliccando qui) potete trovare tutti i suoi contenuti video realizzati per voi mums, tra cui appunto quello riguardante il tema dello Sharenting che vi lasciamo qui sotto per la visione.
https://sharenting.it/wp-content/uploads/2020/06/bonanomi_sharenting_recensione_mumadvisor.png320830GianluigiBhttps://sharenting.it/wp-content/uploads/2020/04/Logo-Sharenting-2-300x90.pngGianluigiB2020-06-20 08:11:132020-06-20 08:13:49Quando i figli sono le star (e vittime) dei profili social di mamma e papà [la recensione di Mumadvisor]
https://sharenting.it/wp-content/uploads/2020/06/sharenting_intervista_coderdojo_brianza_gianluigi_bonanomi.png320830GianluigiBhttps://sharenting.it/wp-content/uploads/2020/04/Logo-Sharenting-2-300x90.pngGianluigiB2020-06-18 14:49:302020-06-18 14:49:30Quando i genitori raccontano troppo dei propri figli sui social: intervista a CoderDojo Brianza
https://sharenting.it/wp-content/uploads/2020/06/sharenting_intervista_toms_hardware_gianluigi_bonanomi.png320830GianluigiBhttps://sharenting.it/wp-content/uploads/2020/04/Logo-Sharenting-2-300x90.pngGianluigiB2020-06-18 14:40:072020-06-18 14:40:07Intervista sullo sharenting a Tom's Hardware Italia
Sono tanti i genitori che cadono nella trappola dello sharenting, la condivisione sui social network delle foto dei figli senza che questi abbiano dato l’approvazione, spesso anche per ovvi motivi demografici: difficile chiedere il consenso a un pargolo di due anni, naturalmente. Il fatto che sia troppo piccolo per avere un’opinione però non dovrebbe giustificare i genitori all’esporre liberamente le sue immagini online. Si tratta prima di tutto di una questione di rispetto (crescendo, un adolescente potrebbe non trovarsi a suo agio nello scoprire che i suoi genitori hanno condiviso le sue foto di quanto era piccolo sui social network), ma anche di buon senso: alla fine la rete rimane il terreno di caccia preferito per i pedofili.
È comprensibile che i genitori siano fieri dei propri piccoli e sentano il desiderio di condividere con altri questa gioia. Alla fine, quasi tutte le famiglie conservano preziosamente degli album fotografici, che spesso mostrano con orgoglio ad amici e parenti. La differenza è che questi album rimanevano in qualche cassetto della casa, non venivano dati in pasto a chiunque sui social. Va dunque benissimo fotografare i figli, a patto che si faccia attenzione alla diffusione di queste immagini, così da evitare pericoli o anche solo imbarazzi.
1. Definire una policy condivisa da tutta la famiglia su cosa si può fotografare e cosa no
Quando nasce un figlio, inevitabilmente tutti i membri della famiglia lo vogliono vedere, coccolare e naturalmente fotografare. Non c’è niente di male, anzi, fa parte della normalità delle cose. L’importante è che tutti i parenti, a partire dai genitori per arrivare a nonni e zii, condividano alcune regole su come vadano trattate le immagini dei piccoli. Alcune regole da mettere in chiaro subito sono le situazioni in cui possono essere fotografati, che dipendono molto anche dalla sensibilità dei genitori: meglio evitare le foto di nudi, anche se si tratta del primo bagnetto del pargolo o del cambio del pannolino, per esempio, ma bisognerebbe fare attenzione anche alle semplici foto in costume.
2. Stabilire cosa si può condividere e su quali canali
Dopo aver deciso quali foto e filmati è opportuno scattare e quali no, è fondamentale stabilire una politica su cosa si può condividere, su quali canali e con quali modalità. Per fare un esempio, si può decidere che va bene passarsi foto all’interno della famiglia usando canali privati (come Whatsapp), mentre è meglio evitare di postare su social network come Facebook e Instagram. Oppure, si può concedere di condividere alcune immagini ma usando le opzioni più restrittive per la privacy, evitando così che qualcuno al di fuori della ristrettissima cerchia dei familiari possa accedervi.
3. Controllare costantemente le opzioni relative alla privacy
Tutti i social network permettono di decidere chi può vedere i contenuti condivisi, ma queste opzioni non sono sempre banali da comprendere e, soprattutto, cambiano con una frequenza impressionante. Meglio fare una verifica di tanto in tanto, idealmente con cadenza mensile, per capire se è cambiato qualcosa e che implicazioni può avere. Nel dubbio, meglio essere prudenti e restringere il più possibile la cerchia di persone che possono accedere agli specifici contenuti, limitandole foto e video dei figli solo all’interno della famiglia, non esponendole quindi a tutti i contatti.
4. Fare molta attenzione ai dettagli
Un’immagine apparentemente innocua può celare una serie di dettagli che permettono di identificare persone e soprattutto luoghi. Ci sono i dettagli più evidenti, come una foto fuori da scuola che ritrae oltre ai bimbi l’edificio, o l’uniforme scolastica tipica di un particolare istituto. Anche la targa della propria automobile può fornire a un delinquente informazioni dettagliate su dove si abita e quali zone si frequentano. Può sembrare assurdo, ma tutti questi piccoli dettagli possono permettere a un malintenzionato di raccogliere informazioni dettagliate sui piccoli, le loro abitudini, i loro spostamenti. Sempre meglio fare estrema attenzione a cosa si inquadra nell’immagine, andando anche a “ripulire” le immagini dai metadati. Ogni scatto che facciamo col cellulare contiene una marea di dettagli tecnici, chiamati EXIF, fra i quali le coordinate GPS di dove è stato effettuato lo scatto. Fortunatamente questi metadati si possono eliminare facilmente grazie a programmi gratuiti come ExifTool (per computer), Photo Exif Editor (per Android) o Photo Data (iOS)
5. Prima di fare sharenting, pensaci due volte. Anzi, tre.
Non c’è niente di male a fare una quantità spropositata di foto ai propri figli, anzi: è normalissimo che genitori e parenti siano fieri dei loro pargoli e vogliano immortalare ogni momento della loro crescita. Dove invece bisogna essere cauti è sul diffondere queste immagini. Sia per evitare di esporre informazioni ai malintenzionati, sia per non rischiare di imbarazzare i propri figli quando saranno cresciuti e magari scopriranno che la rete pullula di foto della loro infanzia. Prima di condividere un’immagine è bene riflettere, porsi alcune domande tipo “ci sono elementi che potrebbero rivelare informazioni sui miei figli (posizione geografica, nome, età, scuola frequentata)?” oppure “se vedesse questa immagine quando avrà 14 anni, potrebbe esserne scontento?”. Se si è in dubbio se postare una foto dei piccoli o meno, la risposta giusta è sempre quella più prudente: no.
Un ultimo consiglio, infine, dedicato a chi ha figli più grandicelli, che già iniziano a comprendere le dinamiche dei social: parlatene con loro prima di pubblicare una foto online, anche se sicuramente usano social diversi dai vostri. Parlandone prima di condividere si avrà la certezza di evitare loro imbarazzi, di capire cosa vogliono mostrare o meno di sé stessi. E sarà un ottimo spunto per educarli a usare con attenzione e intelligenza i social quando inizieranno a usarli in autonomia, cosa che – è inevitabile – accadrà. E no, la password per l’account non ve la daranno. Non di quello che usano realmente, per lo meno, quale esso sia. Non sottovalutate mai l’intelligenza dei ragazzi, per quanto giovani: saranno sempre molto più sgamati dei loro genitori con la tecnologia.
https://sharenting.it/wp-content/uploads/2020/06/SHARENTINGBLOG_consigli_condividere_online.png320830GianluigiBhttps://sharenting.it/wp-content/uploads/2020/04/Logo-Sharenting-2-300x90.pngGianluigiB2020-06-15 17:41:582020-06-15 17:41:585 consigli su come condividere le foto dei tuoi figli in maniera sicura
Dal febbraio 2020 Gianluigi Bonanomi viene chiamato dalla DJ La Mario di Radio Capital per parlare di uso consapevole della tecnologia. Il 6 giugno 2020 il tema era quello dello sharenting:
Secondo round dell’intervista, la settimana dopo, per approfondire i dati e gli esempi del fenomeno sharenting:
Terzo appuntamento, il 20 giugno 2020, per spiegare come condividere in sicurezza immagini e video dei figli:
Qui puoi riascoltare le altre interviste di Gianluigi Bonanomi a Radio Capital: http://www.gianluigibonanomi.com/radiocapital/
https://sharenting.it/wp-content/uploads/2020/06/sharenting_blog_intervista_radio_capital.png320830GianluigiBhttps://sharenting.it/wp-content/uploads/2020/04/Logo-Sharenting-2-300x90.pngGianluigiB2020-06-06 17:10:492020-06-20 16:36:25Che cos'è lo sharenting: tre interviste a Radio Capital [giugno 2020]
Il blog “Qui si legge” di Paola Malcangio ha recensito il libro Sharenting. Ecco l’articolo:
Ho aspettato con trepidazione il nuovo libro di Gianluigi Bonanomi, Sharenting – Genitori e rischi della sovraesposizione dei figli online, e l’ho divorato con il terrore di riconoscermi in ogni pagina. Sono o non sono colpevole di sharenting?
Per chi non lo sapesse “sharenting“ è una crasi di “sharing”, ovvero condividere, e “parenting”, ovvero essere genitori e si riferisce alla “brutta abitudine di molti genitori a postare sui social media molto, anzi troppo materiale riguardante i loro figli“.
E, per chi non lo conoscesse, Gianluigi Bonanomi è un giornalista e formatore, esperto del web e dei suoi pericoli. Suo è anche l’utilissimo “Prontuario per genitori di nativi digitali” che mamme e papà dovrebbero leggere. I suoi corsi sono gettonatissimi e si rivolgono a studenti, famiglie ed educatori.
Sharenting è un focus sull’abitudine dei genitori di condividere sui social foto e/o notizie che riguardano i figli e che può essere molto pericolosa per i nostri ragazzi. La cosa che mi ha fatto più riflettere leggendo il testo è che ogni genitore prima di cliccare su “condividi” dovrebbe farsi almeno due domande:
perché lo faccio?
a mio figlio, adesso o domani, farebbe piacere vedere la sua foto online?
Proviamo a rispondere sinceramente. A quale bisogno risponde la necessità di far vedere al mondo come cresce il nostro pargolo, quali sono i suoi successi scolastici, che belle battute è capace di fare?
Il bisogno è tutto del genitore, è evidente: la condivisione di contenuti che riguardano i figli colma, forse, un bisogno di notorietà di cui altrimenti un genitore non potrebbe godere. E’ una sorta di “accreditamento” sociale ma possiamo prescindere dal consenso dei nostri figli?
Da uno studio italiano del 2016 scopriamo che l’87% delle mamme crede di avere il diritto di pubblicare foto dei figli e analoga percentuale non ha mai consultato i figli prima di condividere le loro foto. Ovviamente il problema si pone quando i figli crescono e iniziano ad avere la consapevolezza di quello che succede. Per quanto mi riguarda, adesso che i miei figli sono preadolescenti, non mi sognerei mai di pubblicare un contenuto che li riguardi senza avere il loro consenso. Sono diventati molto accorti, sono timorosi nel mostrarsi e temono che i contenuti postati dalla mamma possano essere più fastidiosi che altro.
Ma cosa violiamo quando pubblichiamo la foto dei nostri figli? Uno dei loro diritti fondamentali: la privacy.
Violare la privacy dei minori, anche con semplici scatti familiari, li espone a una serie di pericoli ben analizzati in Sharenting:
–cyberbullismo: quando saranno più grandi chiunque potrà trovare le loro foto in rete, scattate magari in momenti imbarazzanti, e prenderli in giro pesantemente;
–grooming (adescamento): vi consiglio caldamente di leggere sul libro le tecniche inquietanti dei pedofili in rete;
–risarcimento: si prevede un aumento di cause di risarcimento da parte dei ragazzi, dopo il compimento del 18esimo anno di età, nei confronti dei loro genitori.
Il libro, dopo averci puntualmente informato dei rischi, elenca e motiva anche le regole per una corretta condivisione che tuteli i nostri ragazzi.
Un ottimo contributo è poi fornito dalle interviste molto interessanti a specialisti del settore che elargiscono consigli preziosi (dall’avvocato esperto di privacy, al docente, all’esperto di sicurezza informatica).
In chiusura potete misurare il vostro livello di sharenting con un test che ho fatto con un’ansia pazzesca. Ho cercato di rispondere alle domande in modo sincero e devo dire che mi è andata abbastanza bene, anche se ho sicuramente margini di miglioramento 🙂
Sharenting è libro consigliatissimo perché la facilità con cui usiamo i social non ne garantisce affatto un uso corretto. Non tutto è lecito, non tutto è utile. Se dobbiamo appagare la necessità di rinforzare la nostra immagine social dobbiamo provare a farlo senza usare i nostri figli o costruendo con loro un percorso consapevole non appena raggiungono l’età giusta per capire. Troppa leggerezza può essere davvero dannosa, riflettiamoci!
https://sharenting.it/wp-content/uploads/2020/06/sharenting_bonanomi_recensione_qui_si_legge-1.png320830GianluigiBhttps://sharenting.it/wp-content/uploads/2020/04/Logo-Sharenting-2-300x90.pngGianluigiB2020-06-05 17:21:432020-06-05 17:43:51Sharenting: la recensione di Qui si legge
La prima recensione ufficiale di Sharenting è del blog “Mamme a Milano“.
La riportiamo qui:
Sharenting. Genitori e rischi della sovraesposizione dei figli online è il nuovo libro che il giornalista e formatore Gianluigi Bonanomi rivolge ai genitori, gli immigrati digitali, che spesso non usano i social con responsabilità.
Madri e padri, infatti, anziché essere gli angeli custodi dei propri figli, rappresentano sempre più spesso una minaccia. Nel quotidiano e apparentemente innocuo gesto di condividere informazioni, immagini e video dei loro bambini, i genitori non si rendono conto dei rischi che corrono. Si parla di violazione della privacy, di sempre più frequente cyberbullismo, di child grooming(adescamento di minori), ma anche di furto d’identità e delle conseguenze legali che derivano da alcune azioni commesse sui social.
Partendo dall’analisi del background psicologico sotteso nelle attività online sia dei genitori che dei bambini, Bonanomi illustra le motivazioni e i dati delle conseguenze negative che derivano dallo sharenting, fornendo in chiusura una serie di consigli utili su come gestire in modo corretto il proprio rapporto con i social e guidare così i ragazzi e gli adulti ad un uso consapevole e responsabile di queste piattaforme.
Dello stesso autore che ha già al suo attivo due libri per genitori Navigazione familiare e Prontuario per genitori di nativi digitali, questa pubblicazione trae spunto proprio da quest’ultimo lavoro: il focus sulle problematiche dell’uso dei social network va spostato dai ragazzi ai genitori.
Papà e mamme, invece di fare da angeli custodi dei propri figli, rappresentano sempre più spesso il problema. L’abitudine di condividere on line sharing informazioni, immagini e video dei bambini da parte proprio dei genitori parenting è talmente diffusa da meritarsi un neologismo: sharenting.
Il libro affronta questo fenomeno da diversi punti di vista. Ne illustra le motivazioni e i dati, ma soprattutto le conseguenze potenziali in ottica di privacy, cyberbullismo, furto di identità, adescamento e diritto all’oblio.
In un mondo sempre più connesso dove circa il 60% dell’intera popolazione mondiale usa Internet (4,54 miliardi) e circa la metà utilizza i social network (3,80 miliardi) è facilmente intuibile quanti rischi siano nascosti tra la pubblicazione di dati, immagini, video ecc. dei minori.
Questa pubblicazione mette in evidenza pertanto come anche le iniziative poste in atto dai genitori con uno spirito di positività (la gioia della condivisione e l’orgoglio di essere genitori), molto spesso coinvolgono in realtà anche due motivazioni meno positive, quali l’appagamento narcisistico e la pressione sociale).
Proprio per cercare di aiutare il lettore a capire le conseguenze che determinato materiale condiviso on line potrebbe avere, il libro contiene anche degli utili consigli ed interviste con alcuni esperti. Nella parte finale è predisposto inoltre un test finale di auto-valutazione sui propri comportamenti di genitori alle prese con il mondo dei social e la vita dei figli.
https://sharenting.it/wp-content/uploads/2020/05/sharenting_bonanomi_recensione_mamme_a_milano.png10801920GianluigiBhttps://sharenting.it/wp-content/uploads/2020/04/Logo-Sharenting-2-300x90.pngGianluigiB2020-05-31 08:46:012020-05-31 08:46:40Non angeli custodi ma una minaccia: la recensione di Mammeamilano.com
Emanuela Duca è una psicologa e sessuologa, con la quale avevo già fatto una chiacchierata sul tema “l’educazione sessuale al tempo di YouPorn”. Puoi riascoltare l’intervista qui:
Ho chiesto a Emanuela un parere sul fenomeno dello sharenting. Questo il suo primo, prezioso contributo:
“Vorrei segnalare il link di un cortometraggio sugli effetti della pubblicazione online di tutti gli episodi della vita di una bambina da parte della madre”.
“Mi pare un contributo interessante – racconta Emanuela – perché pone l’accento sugli effetti sui bambini, una volta adulti. Credo che sia un aspetto importante, ma spesso non considerato”.
Ho chiesto a Emanuela anche un contributo sui rischi dello sharenting in termini di molestie.
“Secondo me va fatta una precisazione sul contesto che stiamo vivendo: partendo dal presupposto che da sempre sono esistete persone con un’attrazione particolare verso i bambini, va detto che Internet ha peggiorato notevolmente la pericolosità di queste persone. Il meccanismo è semplice, se non continuamente esposti a veder bambini, riuscivano a “contenere” questa loro parafilia. Internet invece ha contribuito a slatentizzare queste patologie: queste persone, continuamente sollecitate dal continuo materiale che trovano online (più della metà postato dagli stessi genitori), non riescono più a contenere questo impulso che li porta ad agire, prima con l’adescamento online poi con l’incontro reale”.
https://sharenting.it/wp-content/uploads/2020/04/SHARENTING_conseguenze_intervista_emanuela_duca.png4301130GianluigiBhttps://sharenting.it/wp-content/uploads/2020/04/Logo-Sharenting-2-300x90.pngGianluigiB2020-04-04 15:21:202020-04-04 15:21:20Le conseguenze dello sharenting: l’intervista a Emanuela Duca